Il malato immaginario di Solfrizzi è un braccio di “Ferro” tra verità e finzione

(di Antonella Putignano) “Nonuscitofuoro”. Così  ci suggeriva il duo comico Toti e Tata, ovvero, Emilio Solfrizzi e Antonio Stornaiolo, in diretta streaming a marzo 2020, durante il primo durissimo lockdown.  Ora, invece, lo stesso Solfrizzi direbbe: “Uscitofuoroeandatointeatro”. Perché l’attore barese rende omaggio al genio di Molière, con Il malato immaginario, per la regia di Guglielmo Ferro, figlio del bravissimo attore siciliano Turi Ferro, e  prodotto da Compagnia Molière, La Contrada – Teatro Stabile di Trieste in collaborazione con Teatro Quirino Vittorio Gassman.

 

Con l’occasione di festeggiare i quattrocento anni dalla nascita del commediografo, si può cogliere l’opportunità per scoprire, e approfondire, il personaggio di Argante, contestualizzandolo e, anche, interrogandoci sul senso della vita e sulla malattia – vera o presunta, come nel paradosso ingegnoso inventato da Molière – alla luce del nostro periodo storico, e rispetto alla fragilità umana, collettiva, che ci ha travolti con il virus del Covid; mettendo in discussione presunte verità, e aprendo nuovi interrogativi sull’esistenza. Emilio Solfrizzi è un attore capace di muoversi perfettamente a suo agio in qualsiasi genere di ruolo: il personaggio di Argante, infatti, permette ad un interprete versatile di poter giocare con le diverse sfumature dei toni, passando dal registro più caricaturale e comico, alla dimensione più intellettuale ed intima del sentimento interiore. Per il pubblico romano, il malato immaginario sarà “curato” al Teatro Quirino da martedì 21 dicembre.

(di Antonella Putignano)