Nei sotterranei di Londra: “Temple” affascina e sorprende

(di Giorgio Cavagnaro) Strana città, la Londra di Temple, intrigante medical crime drama in 8 episodi che Sky ha proposto in questi giorni (è visibile in streaming anche su Now). Strana perché così distante dagli stereotipi inglesi da poter essere confusa con qualsiasi altra metropoli moderna. E strani sono anche gli eventi che accadono in città, soprattutto sotto la crosta urbana consumata da milioni di passi inconsapevoli di ciò che avviene nei sotterranei in corrispondenza della stazione dell’Underground “Temple”, zona Westminster, ma molti metri più in basso.

Il dottor Daniel Milton (Mark Strong), chirurgo prestigioso dal raro sorriso, ha impiantato laggiù una vera e propria clinica clandestina, roba per gente che detesta far sapere i fatti propri in superficie. Suo compagno di avventura in questo progetto folle è Lee Simons (Daniel Mays), disadattato e geniale lavoratore della metropolitana, pronto a tutto e capace di tutto: un vero spasso, quando è in scena.

Milton fa tutto questo per soldi, necessari alla riuscita di un tentativo che ha dell’incredibile: far praticamente resuscitare l’adorata moglie, creduta morta da tutti e ricoverata invece nella clinica-bunker. Il suo immenso amore non gli impedisce però di avere una relazione con Anna (Carice Van Houten, eccezionale nell’esprimere con gli occhi tutta la sua pena), sua validissima assistente.

Mille altre vicende si intrecciano alla linea narrativa principale, con considerevole spargimento di sangue umano, tra chirurgia e pistolettate, al punto di trasformare Temple, puntata dopo puntata, in una storia molto tarantiniana.

La serie ha il difetto di finire assai bruscamente, lasciandoci non poco perplessi. Ma niente paura, la storia continuerà…