La guerra a Cuba è in sala: il lungometraggio di Giugliano stupisce per i contenuti

E’ in sala La Guerra a Cuba, un lungometraggio di Renato Giugliano con Elisabetta Cavallotti, Younes El Bouzari, Marco Mussoni, Luigi Monfredini e Lorenzo Carcasci, che mette al centro i temi di emarginazione, intolleranza, fake news.

Il film nasce in realtà dal progetto di CEFA Onlus “Dalla Via Emilia al Sud”, un’iniziativa che ha messo al centro azioni di sensibilizzazione all’inclusione e integrazione sociale nei territori di Valsamoggia, Spilamberto e Savignano sul Panaro. Dai laboratori hanno preso vita spunti ed esperienze che sono poi confluiti nella trama: emarginazione, intolleranza, faciloneria da fake news vanno a descrivere ed aggiungere il proprio peso ad una realtà sociale ed economica già difficile di per sé. A descrivere con la recitazione queste realtà, un cast variegato di personalità che vanta, tra le altre un’inedita Elisabetta Cavallotti che, nei panni di una giornalista in lotta tra coscienza e arrivismo lavorativo, offre un’altra versione della sua recitazione: impegnata, a tratti drammatica. Ancora, troviamo Younes El Bouzari, Marco Mussoni, Luigi Monfredini, Lorenzo Carcasci e Laura Pizzirani, Antonio De Matteo, Annalisa Salis a dipingere una variopinta tela di sfumature umane. Caratteri diversi ma anche molto legati alla tensione prodotta dalle difficoltà della società che ci ospita. Nello specifico, difficoltà legate al pregiudizio – in qualsiasi forma – all’inclusione, all’integrazione e a tutto l’indotto che sfrutta eventi tragici in maniera strumentale.  Riprendendo una famosa citazione, il titolo del film ci svela il motore dell’azione: il potenziale distruttivo di un’informazione malata, disposta a tutto pur di vendere una notizia, anche a crearla. Il primo sguardo sulla società che il regista Renato Giugliano ci consegna riguarda quindi un’informazione strumentale, che fa leva sulle paure delle persone, che insinua il dubbio, il sospetto e infine l’odio. Anche in provincia, nell’apparente vita tranquilla e collaborativa di concittadini alle prese con l’organizzazione della festa patronale. Succede che durante lo sciopero operaio di una grande impresa della zona, una fake news scatena una serie di vicende problematiche nella comunità della Valsamoggia, alle prese con il difficile tema dell’accoglienza, oltre che coi propri problemi quotidiani. L’intreccio è costruito in modo tale da svelare solo alla fine lo scenario completo: gradualmente infatti, ripercorrendo gli eventi della fatidica settimana, vengono aggiunti elementi che allargano la prospettiva e, simbolicamente, consegnano al pubblico quell’occasione in più per riflettere sul pregiudizio. Attraverso personaggi caratterizzanti e dinamiche sociali diversificate, il tema della diversità viene declinato in tutte le sue forme: etnica, sessuale, religiosa, politica. Il micromondo della provincia diventa osservatorio privilegiato di situazioni disperate, che annegano nell’indifferenza: l’occhio dello spettatore è pronto a coglierne l’ingiustizia. Dal rimpatrio forzato e ingiusto di un immigrato integrato da anni nella comunità, alla fuga di un richiedente asilo che non trova accoglienza e a un pestaggio xenofobo, in Valsamoggia si scatena l’impossibile nella settimana che precede la festa del santo patrono. I personaggi vivono la propria vita tentando di fare il meglio nel mare di incertezze ed ingiustizie che, ognuno a suo modo, percepisce su di sé. Gli spunti di riflessione sono tanti, troppi. Il film analizza amaramente e presenta senza censure pregi e difetti del popolo italico, della società odierna e delle spinose porzioni di reale che, spesso, pur essendo davanti ai nostri occhi, facciamo fatica a vedere.

Renato Giugliano, che ha cuore e passione da vendere, sta forse ancora perfezionando la sua propria tecnica, ma la cifra stilistica è evidente e andrebbe premiato anche solo per l’impegno a livello contenutistico. In fin dei conti è proprio questo ciò che si rivela importante, nella trama così come nella vita reale: ognuno, coi propri mezzi, dovrebbe poter contribuire positivamente al cambiamento. Perché, anche se latente, l’evoluzione c’è ed è parte della nostra società: negarla o tentare di bloccare il processo con cui il mondo va avanti dalla notte dei tempi, è semplicemente assurdo. 

 

Francesco Ferri