Intervista a Jana Yakovleva, anima e cuore della Festa del Cinema Bulgaro

Si è conclusa di recente la quattordicesima edizione della Festa del Cinema Bulgaro: una tre giorni di grande cinema che abbiamo avuto la gioia e l’onore di gustarci tutta d’un fiato, come critici invitati e come mediapartners. In questi giorni di appassionante cinema non potevamo non intervistare l’anima e il cuore di questa grande Festa, la Dottoressa Jana Yakovleva che, oltre a dirigere il Festival, è anche la Direttrice dell’Istituto Bulgaro di Cultura.

Dottoressa Jakovleva: siamo alla XIV edizione!!! E torniamo in presenza a parlare della grande cinematografia bulgara

Torniamo alla Casa del Cinema con una tre giorni in cui abbiamo cercato di proporre il meglio della cinematografia bulgara in tutte le sue sfaccettature, da quelle più impegnate a quelle più di intrattenimento. Non posso che essere onorata e felice del successo di questa manifestazione che, anno dopo anno, integra culture, suoni e colori per celebrare davvero quella che è la magia del cinema: la capacità di parlare a tutti, di emozionare e raccontare la realtà multiforme con un linguaggio universale. 

Quattordici anni: inaugurati quando parlare di cinema non italiano in Italia era ancora cosa per pochi. Un’idea che fu sua fin dagli esordi quando ancora non era Direttrice dell’Istituto Bulgaro di Cultura

La realtà è che io nasco dal teatro e dal cinema e come me, moltissime figure istituzionali della politica bulgara destinate alla gestione del patrimonio culturale. Da noi, peraltro, il percorso di formazione artistica è universitario: quello che per voi sono Accademie, per noi è un vero e proprio corso di laurea.

Ho sempre avuto in mente il forte legame – nei fatti – fra cinematografia italiana e bulgara: sono numerosissime le produzioni italiane che vengono realizzate in Bulgaria. Ve ne elenco solo alcune, a titolo esemplificativo, per darvi un’idea: pensiamo per esempio a  L’amante di gramigna di Carlo Lizzani o a Il mestiere delle armi di Ermanno Olmi. O al film dei fratelli Taviani La masseria delle allodole e, negli ultimi anni, alle varie e numerose fiction Rai e Mediaset come Un caso di coscienza, Vita promessa, Baciamo le mani e Valentino. Soprattutto, in Bulgaria come in Italia sappiamo spaziare dalla grande commedia al cinema drammatico, dal cinema d’autore all’intrattenimento di qualità. Andava solo superato l’ostacolo dei sottotitoli e cercato di far capire che – fuori dai luoghi comuni – la nostra non è per nulla una cinematografia esclusivamente introspettiva e monocolore. Diciamo che ci siamo riusciti: il nostro pubblico è sicuramente di bulgari, ma annovera moltissimi italiani che ritroviamo in sala a ridere, piangere ed emozionarsi.

Come per molti altri festival, anche la vostra è una formula proiezione con incontro con artisti.

Sì, questo tipo di formula è essenziale per addentrarsi a pieno nella realtà del film, ascoltando le esperienze dei protagonisti dietro e davanti la macchina da presa. Ogni volta che dopo la proiezione ci sono incontri con artisti bulgari è una grande festa davvero per tutti. Tra l’altro, molto spesso sono stati presenti anche i grandi nomi del cinema italiano che hanno lavorato con i miei colleghi sia in Bulgaria che qui in Italia.

Non dimenticherò mai Ettore Scola, che ha avuto anche un riconoscimento dal Ministero della Cultura bulgaro, i fratelli Taviani, Luigi Perelli, Maria Grazia Cucinotta, Sebastiano Somma, Isabel Russinova, Nino Celeste e tanti, tanti altri – per me queste esperienze hanno rappresentato una favola sensazionale. I grandi maestri del cinema, nella loro più assoluta umiltà, mi hanno regalato insegnamenti che non dimenticherò mai e che, ancora oggi, mi guidano e offrono stimoli forti per continuare a fare ciò che faccio. Spero vivamente di proseguire con questa magnifica tradizione e di ospitare personalità sempre nuove, che possano condividere col pubblico e con i colleghi le loro preziosissime perle, professionali e di vita. 

Il futuro del Festival?

La prossima  sarà la xv edizione e, con tutto il cuore, spero si potrà finalmente tenere  in un clima generale di serenità. Questo momento pandemico, difficile per tutti, si sente molto nel mondo dello spettacolo e non ci permette di godere a pieno degli eventi e della loro inevitabile socialità. Dobbiamo tutti avere pazienza, lavorare senza sosta e sperare che da dietro questa parentesi buia prima o poi torni ad affacciarsi il sole. Non ci sono certezze, neanche per noi. In più, per scaramanzia, eviterei di fare previsioni. Quel che è certo è che recupereremo tutto ciò che non ci è stato permesso fare con gli interessi: con una rinnovata gioia e con un estremo sentimento di condivisione. In fondo è questo è il senso del cinema. 

La Redazione