La musica si fa con gli strumenti musicali. La crisi del settore penalizza anche le vendite. Intervista a Claudio Formisano, presidente di Cafim Italia e collaboratore del Rainbow Free Day

(di Renato Marengo) La pandemia mette in crisi tutto il mondo della musica – concerti, accademie, prove, registrazioni – e di conseguenza anche il settore degli strumenti. Claudio Formisano, presidente di Cafim Italia (Confederazione Europea Strumenti Musicali) fa un appello al Governo: «Fare musica è un diritto di tutti, perché fa dei cittadini migliori e quindi una nazione migliore ed è un dovere imprescindibile da parte di un governo democratico far sì che ciò sia istituzionalmente organizzato e perseguito».

Formisano  in questi giorni sta collaborando, con la passione che lo contraddistingue, assieme a numerosi altri operatori e colleghi, alla realizzazione del Rainbow Free Day, una quindici giorni dal 15 al 30 gennaio che intende mettere al centro dell’attenzione il vasto e poliedrico mondo della produzione artistica indipendente e che ha già raccolto numerosissime adesioni tra tanti giovani artisti e fra i principali operatori Italiani dello spettacolo e dell’arte.

Fra le iniziative, sconti pensati per l’occasione (www.rainbowfreeday.com) e sulla piattaforma Facebook del Rainbow, un palinsesto di iniziative che prevede, tra i principali momenti, ogni giorno alle 11.00 The Best of Slow Club; alle 12.00 Entriamo in Negozio – Tra Dischi e Strumenti Musicali; alle 15.00 Indies – Tra etichette e festival; alle 16.00 Cinema! Tra colonne sonore e cinema indipendente; alle 18.00 Due chiacchiere con… per gli approfondimenti sulla musica e digitale; alle 21.00 I Live Rainbow, un incontro musicale degli artisti; alle 23.00 arriva L’Approdo per gli incontri su Arte e Letteratura e alla fine L’ultimo mastro di Krapp a cura di Jonathan Giustini.

Con Claudio Formisano ci siamo trovati spesso a collaborare nell’interesse di musicisti emergenti, orchestrali e solisti di talento, sia in Rai con i partecipanti al mio programma Demo, Radio1, sia con Classic Rock On Air e soprattutto col MEI di Faenza. Formisano al di la del suo ruolo manageriale di distributore di strumenti musicali in Italia e di promotore della pratica musicale a livello Internazionale ha da sempre a cuore anche la preparazione e le attività di giovani musicisti e del loro inserimento nel mondo del lavoro.

Claudio, a causa del Covid, concerti e attività didattiche, ma anche registrazioni e prove, sono praticamente fermi da quasi un anno. Anche il settore degli strumenti musicali di conseguenza langue, sono certamente in difficoltà sia chi vende strumenti sia i musicisti che dovrebbe acquistarli e utilizzarli. Cosa vi proponete di fare in questo periodo, quali idee e quali progetti avete per superare questo terribile momento?

«Nel momento in cui lo scorso marzo è partito il lockdown e poco dopo la chiusura delle scuole mi sono subito reso conto del dramma a cui stava andando incontro tutta la filiera di arte e spettacolo sia a livello nazionale che internazionale e le ripercussioni negative immediate che ci sarebbero state nel nostro Paese. Basta pensare alle dinamiche che legano alcune fondamenta dell’economia come la produzione, la distribuzione all‘ingrosso e al dettaglio per poi giungere al consumatore per rendersi conto delle dimensioni del problema. Lo strumento musicale ha una enorme attività di service durante la stagione primavera/estate e questa è venuta a mancare totalmente da subito. Il fatturato più importante del settore, ovvero il 60% del totale, si realizza nel quadrimestre settembre/dicembre, e questo ci ha fatto capire che ci saremmo trovati con le merci ferme nei magazzini nella prima fase della pandemia e alla mancanza di rifornimenti, per tutta una serie di problemi contingenti, subito dopo la ripartenza (fatto che purtroppo si è puntualmente avverato), tutto questo aggravato dalla perdita di vendite anche nell’ambito scolastico a seguito della chiusura anticipata e della partenza ritardata. Ora sommando questi tre fattori, e non sono tutti ma tra i più importanti, risultano evidenti la gravità e le dimensioni del problema che in termini pratici si traduce in almeno dodici mesi di fermo o di forte riduzione di fatturato, con tutto ciò che ne consegue dal punto di vista imprenditoriale e di posti di lavoro. Cafim, per tutti questi motivi, si è subito attivata e ha rivolto un appello formale al Governo, chiedendo un intervento concreto e immediato a favore dei negozi di strumenti musicali per evitare conseguenze disastrose, che purtroppo in parte si sono già avverate ma, ad oggi, purtroppo nella maggior parte dei casi, non siamo stati considerati tra le categorie a cui rivolgere questo tipo di attenzione e di aiuto. Ma noi non desistiamo e  continueremo in questa direzione fin quando non avremo la giusta considerazione perché riteniamo che non si possa estromettere a priori da un piano di aiuto e di ristori un settore fondamentale come quello degli strumenti musicali che è presente in tutte le attività di arte e spettacolo, compresi   cultura e formazione. Abbiamo quindi formulato un nuovo appello che oltre agli aiuti indispensabili nell’immediato tocca i punti fondamentali di una riforma necessaria affinché il settore abbia la sua giusta collocazione e peso in ambito culturale, sociale, formativo ed economico. Fare musica è un diritto di tutti perché fa dei cittadini migliori e quindi una nazione migliore ed è un dovere imprescindibile da parte di un governo democratico far sì che ciò sia istituzionalmente organizzato e perseguito. Fare progetti mirati in questo momento di cambiamenti radicali mi sembra prematuro ma , nel frattempo, assieme ad altre associazioni, stiamo facendo, con i mezzi disponibili, campagna di sensibilizzazione verso i consumatori, affinché concentrino i propri acquisti su negozi italiani, quando possibile in presenza o altrimenti on line, perché quello dell’acquisto on line all’estero da parte degli italiani, specialmente in questo periodo, ha assunto proporzioni sempre più preoccupanti e il pubblico deve essere consapevole delle conseguenze catastrofiche che questo comportamento causa al settore. In quanto non solo sottrae fatturato al Paese ma mina, con un effetto domino, tutto il comparto, provocando chiusure di punti vendita, centri di assistenza, service e via via su tutta la filiera con gravi ripercussioni nel servizio su tutto il territorio e altrettanto gravi ripercussioni in ambito sia di assunzioni che di licenziamenti. In questi mesi si è visto un pubblico attento e sensibile verso la ristorazione e altri settori, dimostrando comprensione e collaborazione, un segnale bellissimo e apprezzabile di educazione civica e di solidarietà che mi auguro venga esteso anche per il settore degli strumenti musicali, un mercato piccolo, indubbiamente, spesso neanche paragonabile ad altri, ma che, proprio per questo, necessita di un’attenzione maggiore in un momento delicato come quello che stiamo attraversando di cui sappiamo quando è iniziato ma non quando finirà».

Sia personalmente, che come presidente di Cafim, sei tra i promotori di questo Rainbow Free Day, assieme a Giordano Sangiorgi del MEI, a Claudio Trotta di Barley Art e ad altri importanti operatori del settore musicale, con la partecipazione di personaggi come Red Ronnie, Fabio Concato, Edoardo De Angelis e altri noti protagonisti del settore e responsabili di associazioni professionali. Raccontaci con maggiori particolari in cosa consiste questo tuo impegno e perché sei sceso in campo in maniera così determinata.

«Il mio impegno al Rainbow Free Day consiste nel partecipare con il contributo di condivisione e supporto del maggior numero di negozi di strumenti musicali a questa iniziativa, creata da una cordata di operatori della cultura e dello spettacolo di cui faccio parte, che vuole evidenziare alle istituzioni la necessità della ripartenza reale e improrogabile di questo mondo. La cultura, l’arte e lo spettacolo nel nostro Paese sono fermi da quasi un anno e non ci sono proposte e neanche scadenze da parte delle istituzioni per uscire da questo stato delle cose. Questo non è ammissibile e non è più sopportabile da parte di migliaia di imprese e centinaia di migliaia di lavoratori. Con Rainbow Free Day vogliamo richiamare l’attenzione generale, con le istituzioni in testa, mediante la partecipazione di tutti i protagonisti di questo mondo, dalle piccole e medie imprese, agli indipendenti agli emergenti, a cui in questi giorni si sono uniti radio, televisioni, giornali e tanti personaggi noti, il che fa capire quanto è “sentito e attuale” il problema. Tutto questo affinché si faccia subito un piano di azione con tutte le garanzie e i protocolli di sicurezza del caso, ma con il supporto e l’esperienza degli specialisti che operano nel settore e con una data di ripartenza entro marzo che consenta, a chi vi opera, di potersi organizzare. La mia determinazione nasce dalla consapevolezza del fatto che ci troviamo di fronte alla possibilità di un mutamento epocale di tutta la filiera di arte, spettacolo, cultura e formazione, perché mai prima d’ora tutti gli operatori che vi gravitano avevano cooperato tra di loro in modo così ampio e costruttivo. Fas, Cam e Stage ne sono la prova evidente. Come Cafim ho sentito la necessità e il dovere di portare gli strumenti musicali in queste nuove realtà cooperando in prima persona sia con Fas che con Stage, perché fino a oggi gli strumenti musicali hanno vissuto erroneamente in un loro mondo a parte e per questo motivo per troppo tempo sono stati considerati “un accessorio” della cultura mentre ne sono parte integrante».