Il 15 gennaio parte il Rainbow Free Day. Uno dei suoi ideatori, Giordano Sangiorgi, ci spiega quali benefici immediati sono previsti per il settore in grande sofferenza dello spettacolo e della cultura

(di Renato Marengo) Da quando il Covid ha provocato il totale blocco di ogni tipo di attività del mondo della musica e dei tanti settori a esso collegati, Giordano Sangiorgi – presidente e organizzatore del MEI,  che ha appena celebrato alla grande i suoi 25 anni, e tra i principali promotori di StaGe!, coordinamento che si occupa di portare, insieme a Indies, “sui tavoli che contano”, le istanze dei tanti più piccoli e più deboli del settore come gli indipendenti, gli emergenti, gli autoprodotti – da uno spunto venuto da un incontro con Giuliano Biasin di Esibirsi, ha avuto l’idea di creare, poi con un gruppo sempre più allargato, il Rainbow Free Day. Si tratta di un palinsesto di iniziative a sostegno di tutti i settori indipendenti collegati al mondo musicale, soprattutto di quelli più fragili ed esposti in questo drammatico periodo di blocco forzato di ogni attività a causa del Covid.

Ma cos’è in pratica e che aiuto reale può dare in questi giorni al settore della cultura  in generale e della musica, del teatro e del cinema in particolare il Rainbow Free Day? Lo chiediamo proprio a Giordano Sangiorgi.

«Si tratta – per quindici giorni, dal 15 al 30 gennaio – di portare al centro dell’attenzione le proposte che provengono dal mondo culturale indipendente legato a tutte le arti, culture e spettacolo: musica con cd, dvd, vinili e poi con tanti artisti di musica dal vivo e tanti negozi di dischi e di strumenti musicali e promoter musicali, ma anche tanta editoria con i libri e gli scrittori, cinema indipendente con tantissime produzioni, l’arte con tante gallerie, ma soprattutto un boom, grazie al nostro circuito, di piccole etichette discografiche indipendenti e di festival e contest e di artisti che presenteranno le loro produzioni scontate al pubblico per l’occasione anche con interventi in video con un ricco palinsesto giornaliero sulla piattaforma www.rainbowfreeday.com e su tutti i suoi social collegati».

In quanti hanno aderito?

«È stato un boom pazzesco, siamo sui 500 circa più o meno mi dicono, ma alla fine saranno molti di più tutti quelli coinvolti, mi segnalano coloro che seguono i palinsesti che sono, in ordine sparso a memoria: Massimo Della Pelle, Giuseppe Marasco e Michele Lionello, Lorenza Somogyi, Simona De Melas e Renato Marengo, Giorgio Zanolini, Claudio Trotta, Marco Testoni, Roberta Carrieri e Folco Orselli, Luca Fornari, Piero Cademartori, Claudia Barcellona, Jonathan Giustini, Ivana Stjepanovic, Giuliano Biasin, Matteo Marenduzzo e Mattia Pace. Ma ne dimentico sicuramente qualcuno, tanti sono coloro che ci stanno dando una mano in tantissimi modi. Ma come ci siamo detti è l’edizione numero zero che mette insieme per la prima volta tutta la filiera, un bene prezioso che va tutelato e sviluppato fin da questa partenza, e al momento ci sembra un grande successo farla e portarla a conclusione mettendo al centro per quindici giorni lo spettacolo degli indipendenti che è il Made in Italy culturale del nostro Paese».

Quali sono gli enti o le istituzioni che siete riusciti a coinvolgere?

«Abbiamo avuto l’adesione della Rai con Rai Radio Live, della Siae, avremo un incontro a breve con Nuovo Imaie e inoltre, tra i media, abbiamo due piattaforme importanti come Optima e Dice, i programmi web di Red Ronnie, All Music Italia,  Radio Popolare e Radio Rock e tanti altri ancora tra giornalisti e siti e radio che ci seguono con affetto. Fra le associazioni che hanno aderito mi piace citare, fra le tante che vanno ringraziate fin d’ora per il loro lavoro volontario, con grande piacere, l’Agimp dei giornalisti musicali, l’Aedi, degli editori indipendenti, Slow Music, che ha proposto un protocollo per la sicurezza dei live per una ripartenza quanto prima degli eventi dal vivo, ma anche la Cafim con gli strumenti musicali e il presidente Claudio Formisano in prima linea e AudioCoop con tutti i suoi piccoli discografici che realizzano, nella casa delle Indies con Rete dei Festival, AIA e It Folk, come startup le novità della musica che poi riempiono pochi anni dopo palazzetti, stadi e festival del nostro Paese, ma anche la ricchissima Tavola Permanente per le Bande Musicali e il circuito della Discoteca Laziale e delle Fiere del Disco, che hanno portato una grande ricchezza assieme a due programmi come Soundtrack City e Classic Rock on Air, due riferimenti web tv e radio per il cinema e la musica indipendente. Fra quelli che hanno aderito e che hanno risposto subito all’appello c’è un circuito di associazioni che associano veramente tante realtà e che poi partecipano sempre in massa a quanto pare. Quante possono essere più o meno? Diciamo che non abbiamo mai fatto questi conti con precisione: ma se partiamo dai quattromila iscritti di Esibirsi, per arrivare fino ai duecente marchi che tutela AudioCoop con tante altre realtà in mezzo, ci rendiamo conto che dialoghiamo, collaboriamo, parliamo e operiamo con realtà che hanno la massima rappresentanza della filiera delle piccole e micro e autoimprese e dei lavoratori e artisti e musicisti del settore».

Si tratta di un numero certamente elevato, in un’epoca di disgregazione e di individualismi, superiori a tante altre modalità di adesione, un esercito di giovani e non, legati dall’arte musicale e non solo, mai prima raccolta tutta assieme. Un grande numero di teste pensanti, creative e produttive. Cosa potrete chiedere  urgentemente alle istituzioni?

«Diciamo che da febbraio facciamo un lavoro costante di sollecito di sostegno, ristori, risarcimenti, contributi verso i più piccoli, i più deboli e i più fragili, con un certo successo, tra decreti e bandi, garantito prima di tutto dalla credibilità che abbiamo da parte delle istituzioni e dei media. Questo grazie al lavoro costruttivo e costante, lavorando solo ed esclusivamente alla realizzazione di proposte e all’allargamento dei partecipanti, tanto che abbiamo superato le sessanta realtà presenti in tutto il Paese e abbiamo fatto un patto importantissimo come musica con il mondo del teatro e del cinema come mai era avvenuto prima, per avere finalmente al centro come volàno del Paese la produzione culturale e dello spettacolo dal vivo. Ci hanno fatto sedere a tanti tavoli istituzionali, ministeri, Senato, Camera. Contiamo che qualcosa si muova concretamente».

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