Vinilici, la recensione di un collezionista di vinili che ama la musica

Ci fa molto piacere pubblicare su Cinecorriere un’accurata recensione di Massimo Privitera, direttore di Colonnesonore.net, prestigiosa rivista dedicata alle colonne sonore e alla musica per le immagini. Ringrazio Massimo, al quale mi lega una storica amicizia, per averci dato l’opportunità di replicare questo suo accurato scritto su un vinile molto particolare. Vi invito a leggere e poi… ad ascoltare. (Renato Marengo)

AA.VV.
Vinilici. Perché il vinile ama la musica (2020)
Suoni del sud SDS00045
Lato A: 4 brani
Lato B: 4 brani
Durata totale: 26’00”

Voto: 4 stelle

di Massimo Privitera

Lo vedi… lo ascolti… ti emozioni perché sa di quel tempo che fu… e che sono certo tornerà, come in realtà sta già avvenendo, anche se pian pianino, come le cose belle, incredibili e fantastiche che accadevano quando eravamo piccoli e, dopo, adolescenti e, dopo ancora ma con meno meraviglia, adulti. Tutte sensazioni che oggigiorno le nuove generazioni possono soltanto percepire in parte o per nulla, per colpa del frenetico ed inarrestabile vivere moderno e soprattutto del dovergli correre dietro per non rimanere ai margini e non essere al passo coi tempi, facendo sì che non ci si gusti più nulla con la logica e dovuta accuratezza e tranquillità. Come il rito, sacrosanto, di prendere un vinile, estrarne il disco, guardarlo e rigirarlo almeno per un attimo (atto che perdura per alcuni lunghi secondi, per non perderne il fascino inarrivabile del goderselo fino in fondo!), posarlo con grazia sul giradischi e sollevare la puntina e, con altrettanta grazia, poggiarla sul solco del disco – 33 giri o 45 o 78 non ha importanza, tanto il gesto è il medesimo – e lasciarlo suonare, con tutti i suoi affascinati fruscii e difetti che in verità non lo sono. Sappiate che sono tra i sostenitori che il vinile suoni da sempre meglio del compact disc. Il documentario e la colonna sonora di Vinilici. Perché il vinile ama la musica, da un’idea (nostalgicamente bella) di Nicola Iuppariello, che lo ha anche scritto insieme a Vincenzo Russo, per la regia di Fulvio Iannucci, sono di quegli eventi documentaristici che non si possono perdere (lo trovate dal 3 dicembre scorso su Amazon Prime Video); e non mi riferisco esclusivamente a coloro i quali sono collezionisti, amanti puntigliosi da annoverare tra i ‘malati’ di collezionismo compulsivo e incomprensibile a molti – tra questi ci sono anch’io e lo sottoscrivo con grande orgoglio a dispetto di chi ancora, entrando a casa mia, rimane basito (e quasi inorridito) per la mole di CD e Vinili che cospargono, riempiendole, le pareti a perdita d’occhio, creando quel mix di nuance coloristiche tipico dell’impilare o accostare tutti i medesimi, che nel mio caso sono archiviati e suddivisi con un ordine ben preciso che non sto qui a dirvi per non andare troppo fuori recensione (anche se proprio ‘fuori’ non sarebbe, dato il gruppo di collezionisti intervistati in Vinilici che hanno, a colpo d’occhio, la mia stessa adorabile mania d’ordine e catalogazione). Difatti in questo documento visivo e in particolar modo sonoro si dibatte sulla Bellezza (raffinatezza) del Suono del Vinile e sul suo revival attuale, sul rito dell’acquisto e del suo ascolto, anche quello che mi manca tantissimo, perché molti negozi seri di dischi (non quelle insignificanti ‘sezioni’ all’interno dei grossi centri commerciali o di alcune catene di elettronica dove i commessi non sanno di cosa trattano – per la maggioranza dei casi – e ti guardano come un alieno quando gli chiedi qualcosa nello specifico) sono scomparsi, sciaguratamente, perdendo tutti Noi un patrimonio di conoscenza e scambio di pareri che era fondamentale ai fini dello scegliere un disco da comprare o dell’esserne convinti sin dall’ingresso in negozio, volendone ugualmente discutere con il proprietario, giusto per assaporare la sua ‘divina’ erudizione e uscire dal suo “Tempio della Musica” con una gioia nel cuore e un entusiasmo nella mente, così cavalcante da non vedere l’ora di rientrare a casa e godersi quel vinile (o CD anni dopo) sul proprio giradischi. Il documentario vede un parterre di intervistati che sanno saggiamente cosa significhi l’argomento trattato e come esporlo, con una passione avvincente e con un piglio piacevolissimo ma non semplicistico da risultare ammaliante ad ogni parola espressa e con l’augurio, per coloro che non hanno la ben che minima idea di cosa sia un vinile e cosa comporti saperlo ascoltare – in generale, direi, ascoltare la Musica com’è giusto che sia e non, torno a ribadire, come lo si fa odiernamente –, di stimolare dopo la sua visione un avvicinamento all’oggetto in sé e al mondo vinilico in tutti i suoi peculiari aspetti, eppure un ritorno alla qualità musicale e non alla quantità; favorendo anche argomentazioni sul diritto d’autore e sulle ignominiose questioni di retribuzione dei lavoratori della musica (non solo i cantanti e compositori) quando questi non vengono rispettati dai canali streaming e da quelli web di semplice fruizione musicale – argomento gravoso analizzato in più di un’occasione nelle puntate di Soundtrack City da me e Marco Testoni con vari ospiti. Vinilici gode delle testimonianze esclusive di nomi illustri e impareggiabili quali Renzo Arbore, Claudio Coccoluto, Elio e le Storie Tese, Renato Marengo, Mogol, Giulio Cesare Ricci, Red Ronnie, Bruno Venturini, Lino Vairetti, Carlo Verdone – i suoi interventi sono da degustare come si fa con un vino pregiato, con la solita verve del grande mattatore comico e dolceamaro cinematico che tutti conosciamo, intervistato all’interno del suo negozio storico e preferito dove acquista vinili da collezione da molti anni – e molti altri, tutte commentate da una colonna sonora che, tra brani preesistenti e originali appositamente scritti, riesce a donare ancora più efficacia al tema in esame e dar luce ad un gruppo interessantissimo di musicisti, compositori, cantanti e cantautori partenopei rinomati e meno noti che, visti dal di dentro e dal di fuori del loro lavorio quotidiano nell’ambito della musica non soltanto appartenente alla loro mediterranea provenienza e cultura d’origine, conferiscono al visivo e al 33 giri qui recensito una marcia in più proprio notevole. Una OST che ha poco dell’elemento multietnico e meridionale tipico e fascinoso partenopeo bensì un grande respiro internazionale che spazia da elementi solo strumentali intrisi di ambient, pop, etnico, techno, new age, minimalista, con sporadiche intromissioni regionalistiche canoro dialettali, sicuramente dai testi e contenuti di alto spessore – non si parla, e non ne voglio assolutamente parlare, di neomelodico e roba similare che al sottoscritto proprio non risulta digeribile – messi in note da Ciccio Merolla, Rino Zurzolo, Valentina Crimaldi, Blindur, Bruno Bavota, Carla Grimaldi, Daniele Ruotolo, Lino Vairetti, Sasà Priore, Virus Etno-Funk, Tony Esposito, Valerio Jovine e Lino Pariota. Otto tracce in totale – su tutte le incisive “Singhiozzi d’acqua”, “Me and You”, “Soluzione” e “Don’t Cry” – che risaltano alla perfezione il messaggio e lo spirito di un’operazione che solo apparentemente sembrerebbe nostalgico vinilica e collezionistica ma che in verità ha ben altre ambizioni che sono il reale fulcro della ‘mission’ dei suoi fautori e ospitati: la MUSICA va SENTITA e VISSUTA non solamente FRUITA. Non perdete l’opportunità di comprenderlo!