Sceneggiatore fra i più attivi di storie per il “Cinema di Carta”, Mario Sprea ci racconta perché ha riportato in edicola Sogno, storico settimanale di fotoromanzi

(di Renato Marengo) Giornalista, editore, fondatore e collaboratore di alcune tra le più famose testate italiane di fotoromanzi e di fumetti – da Grand Hotel a Intrepido, da Il Monello a Ragazza In, da Sogno a Lancio Story Mario Sprea ha scoperto che la passione per il fotoromanzo coinvolge ancora oggi, a distanza di 73 anni dalla sua nascita (il trionfante esordio di Grand Hotel), decine di migliaia di italiani, appassionati di questo genere molto popolare di “Cinema di carta” (come lo chiamava con simpatia qualche celebre regista), che ha dato il via alle giovani carriere di tanti attori del nostro cinema e della nostra Tv, divenuti poi famosissimi come Sophia Loren (nella foto, la copertina di Sogno del 1950 a lei dedicata come Sofia Lazzaro, esposta al Moma di New York), ma che ha visto anche la partecipazione di protagonisti, attori e personaggi come Massimo Ciavarro, Sebastiano Somma, Mike Bongiorno, Vittorio Gassman, Alberto Sordi, Mina, Milly Carlucci, Ronn Moss, Achille Togliani e tanti altri.

Quello che non sapevamo è che, così come si colleziona il vinile e i francobolli, si collezionano intere annate di fotoromanzi. E accanto a Grand Hotel e Bolero ha dominato in edicola anche un altro “mitico” settimanale: Sogno, per il quale Mario Sprea, nato a Genova nel 1934 e il cui vero cognome è Spreafico, ha scritto tante sceneggiature sin dal lontano 1958  quando  con l’amico Stelio Rizzo inizia a collaborare con la Lancio di Roma scrivendo sceneggiature per i fotoromanzi. Negli anni ‘60 diventa uno degli autori di punta della Lancio, per cui scrive centinaia di storie. Negli anni ’70 partecipa alla nascita del settimanale a fumetti Lanciostory. Nel 1976 fonda una propria casa editrice, la Edimondial, con la quale editerà alcune testate di fotoromanzi. Ma la Casa Editrice Universo di Milano gli fa una proposta che non può rifiutare: dirigere Grand Hotel e tutte le testate collaterali, Ragazza In, Intrepido e Il Monello. Mario Sprea passa quindi alla Universo dei fratelli Del Duca portandosi dietro dalla Lancio l’attrice numero uno dei fotoromanzi: Katiuscia. Negli anni ‘90 poi lascia la Universo e fonda la Sprea S.p.A. nel 1993 di cui affiderà la gestione al figlio Luca, che ne è l’attuale presidente.

Mario Sprea è ritenuto uno dei più grandi sceneggiatori di fotoromanzi di sempre, lo scrittore che ha rinnovato il genere negli anni ‘70 introducendo storie realistiche, basate sulla realtà quotidiana. In Brasile, dove i fotoromanzi italiani erano popolarissimi negli anni ’60 e ’70 e hanno ispirato le prime telenovelas, esiste un circolo di appassionati di fotoromanzi intitolato proprio a Mario Sprea.

Nel 2020 la Sprea S.P.A ha acquistato tutti i diritti del catalogo della Lancio (fallita nel 2011), i loghi e i marchi e nell’agosto di quest’anno Mario Sprea ha quindi voluto riproporre in edicola il glorioso settimanale Sogno, nato nel 1947. Per saperne di più su questa sua ultima avventura ne abbiamo parlato con lo stesso Sprea.

Caro direttore, negli anni passati ho collaborato anch’io con testate da te dirette. Oggi, a parte il tuo  lavoro da editore (la Sprea edita anche, fra le tante pubblicazioni, Classic Rock e Vinile con la direzione di Francesco Coniglio, con cui collaboro da anni molto intensamente), mi ha molto incuriosito vederti nuovamente in pista come direttore proprio di una delle testate con la quale hai debuttato nei lontani anni Sessanta, Sogno. Cosa ti ha spinto a ripubblicare, oggi questo storico settimanale e le sue storie, vere e proprie fiction, con giovanissimi interpreti divenuti poi negli anni professionisti del cinema e delle grandi serie Tv?

«Ero convinto che quelle storie fossero valide ancora oggi e che valesse la pena di riproporre i fotoromanzi che sono stati la matrice della narrativa a immagini moderna: prima le telenovelas e poi le fiction televisive. È stata una scommessa condivisa con Luca (il figlio, ndr), dettata un po’ anche dalla nostalgia di una gloriosa pagina dell’editoria italiana che vale la pena di riscoprire oggi».

Hai scelto di ripubblicare le storie così come erano state scritte e fotografate, pensi che possano superare con facilità il divario temporale che separa l’epoca in cui le storie erano ambientate da quella attuale?

«Leggendole oggi è sorprendente constatare come la società sia tanto cambiata ma le storie della gente – le emozioni, le ansie, le pulsioni – siano le stesse. Quei fotoromanzi sembrano scritti e realizzati oggi. Storie attuali senza cellulari e senza internet. Sembra quasi impossibile».

Sappiamo che si vendevano milioni di copie di fotoromanzi, sia di Grand Hotel che di Bolero che di Sogno. È vero che non c’era ancora il boom delle Tv, le reti tematiche di fiction della Rai, di Sky, Netflix, Fox, non esistevano o comunque, a parte qualche grande sceneggiato, eravate l’unica alternativa al cinema, meno costosa, più popolare e più a portata di mano: dove cerca il suo pubblico oggi Sogno?

«Questa domanda sta alla base della nostra coraggiosa, lasciamelo dire, iniziativa: perché credere di poter competere con la Rai, Netflix e tutti gli altri grandi produttori di storie a immagini? La risposta è che le nostre storie hanno una specificità, che è stata il segreto del successo di allora: sono storie vere, realistiche, quelle che accadono davvero nella vita quotidiana di tutti. Chiunque può immedesimarsi e riconoscersi nei protagonisti a cui accade l’imprevisto: imprevisto ma possibile. E rispetto alla massa delle storie attuali c’è una grande differenza: molta meno meno violenza, nessuna crudeltà, nessun sadismo. Nel fotoromanzo il sentimento che muove tutto e tutti è l’amore, con le sue contraddizioni e i suoi mille risvolti, compreso l’odio, che è l’esatto contrario dell’amore ma è pur sempre un sentimento che genera sofferenza. Ti assicuro che chi scrive fotoromanzi è il primo a emozionarsi».

Direttore, pensi che alcune delle storie pubblicate su Sogno potrebbero essere trasferite nel mondo delle immagini in movimento, diventare  cioè anche serie televisive o film?

«Tutte. Credo che tutti i nostri fotoromanzi potrebbero diventare degli ottimi film. Film romantici, drammatici, con lampi di ironia, che farebbero battere il cuore degli spettatori».

Con quale  settore della letteratura, della narrativa o del cinema il fotoromanzo potrebbe identificarsi o trovare punti di contatto?

«La matrice del fotoromanzo è il romanzo dell’Ottocento, i migliori feuilleton: il grande maestro è Dumas, la storia iconica che contiene i germi di tutte le storie è Il Conte di Montecristo. Ma tra i grandi c’è anche Manzoni. Quale migliore e più nobile fotoromanzo dei Promessi sposi?».

È vero che negli anni ruggenti del fotoromanzo, così come oggi ci sono nel mondo del web gli influencer, con milioni di fan, allora alcuni divi dei fotoromanzi furoreggiavano ed erano idolatrati dai milioni di lettori dei vostri giornali? Quali sono stati i personaggi “mitici” che hanno avuto maggior seguito in quegli anni?

«Su questo argomento dovresti interrogare Katiuscia, che oggi è il nostro stendardo. Lei è stata protagonista assoluta di quegli straordinari anni di divismo e li sa raccontare in modo incomparabile. Lancio non poteva pagare i grandi nomi del cinema, come faceva Grand Hotel, e i suoi protagonisti li prendeva dalla strada: ragazze e ragazzi qualsiasi, facce vere, che esprimevano sentimenti autentici. Chiunque poteva riconoscersi in loro. Per questo sono entrati nell’Olimpo degli indimenticabili».

 

Parla Katiuscia, diva incontrastata dei fotoromanzi: la prima grande influencer italiana

Seguendo il suggerimento di Mario Sprea, abbiamo pensato di sentire proprio dalla viva voce di Katiuscia, nome d’arte di Caterina Piretti, il racconto di quelle vere e proprie guerre all’ultimo… contratto, scoppiate nei primi anni ’70  fra editori concorrenti, proprio per accaparrarsi i nomi di interpreti di fotoromanzi di maggiore attrazione per i tantissimi appassionati del settore. Tra questi  giovanissimi protagonisti, Katiuscia è stata certamente la più famosa diva del mondo dei fotoromanzi con milioni di lettori-fan, contesa dai più importanti settimanali del settore degli anni ’70 e ’80: Sogno, Grand Hotel e Bolero, letti da un grandissimo pubblico di ogni età e da molti ragazzi e ragazze di quegli anni.

Katuscia oggi si è ritirata dalla professione di attrice, ha una sua bella rivendita di quadri di comics celebri con la quale segue tutte le grandi fiere a cominciare dal Salone del Fumetto di Lucca, voltando pagina dopo una vita molto movimentata, certamente “esagerata”, che l’ha vista passare da clamorosi successi e compensi stratosferici all’inferno della droga, salvata poi dalla comunità di Rostagno, Saman, come lei stessa racconta nel suo libro autobiografico La Diva Ribelle.

«Ero un vero e proprio idolo per i lettori di fotoromanzi tra gli anni ’70 e ’80 – inizia Katiuscia – a soli 19 anni guadagnavo cifre molto elevate anche per una diva del cinema».

Raccontaci del tuo passaggio, che fece molto scalpore, a suon di milioni, dalla Lancio alla Universo, cioè a dire da Sogno a Grand Hotel.

«Io stavo bene con la Lancio, ero giovanissima, avevo 19 anni, e attorno al mio nome era esploso improvvisamente un successo quasi incontrollabile per una ragazzina della mia età. Il direttore della Lancio, Filippo Ciolfi, mi dava consigli non solo professionali, ma anche umani, stava attento che non frequentassi cattive compagnie, mi metteva in guardia dai rischi, per una ragazzina, di quel mondo che io conoscevo poco, dagli approfittatori. Alla Lancio, nei fotoromanzi di Mario Sprea, che era l’autore più importante del settore, lavorava anche mia sorella, anche lei attrice col nome d’arte di Paola Pitti. Poi per un periodo ricordo che Sprea fondò una sua casa editrice e noi abbiamo lavorato con lui. Ma dopo poco, imprevisto, avviene un vero e proprio terremoto nella mia vita: Nicola De Feo, editore della Casa Editrice Universo che pubblicava Grand Hotel, decide di investire fior di milioni nella sua azienda, visto che io come Katiuscia avevo fatto vendere milioni di copie di Sogno, lui decise di farmi un’offerta da capogiro. Ricordo che andai a Milano ancora frastornata, con gli avvocati, con mia sorella Paola e che mi fecero una proposta come quelle che oggi si fanno ai calciatori internazionali.   Ricordo che mentre gli avvocati parlavano tra loro di queste cifre incredibili io sferruzzavo a maglia su una poltrona, in un angolo, quasi che la cosa non mi appartenesse: ero frastornata. Guadagnavo già molto bene e pensavo che non avrei mai cambiato casa editrice. Ma Del Duca mi fece davvero una “proposta… indecente” dal punto di vista economico e ricordo bene che mentre concludevano, incorporando nel contratto anche mia sorella, ovviamente, Del Duca mi rimproverò dicendomi: “Ma insomma, le stiamo facendo un’offerta mai fatta a nessun altro e lei resta indifferente come se non la riguardasse”. Ricordo che, guardandolo quasi con risentimento, risposi : “Esatto”».

Il tuo grande  successo continuò anche a Grand Hotel?

«Andò anche meglio, pensa che fecero persino una nuova testata chiamata proprio “Katiuscia”, col mio nome!».

Oggi dopo tante esperienze e vicissitudini, dalle quali per fortuna sei uscita, faresti nuovamente l’attrice?

«No, ho ritrovato un mio equilibrio col nuovo lavoro che faccio già da un po’ di tempo, ma proprio nei giorni scorsi ho nuovamente incontrato Mario Sprea che mi ha parlato di questa sua rinnovata passione per Sogno, dove ripubblica i vecchi fotoromanzi con storie dove ci sono anche io, riproponendole a un pubblico di appassionati e collezionisti. Mi ha proposto di collaborare, ma in tutt’altro ruolo, che ho accettato molto volentieri perché non mi distoglie dal mio lavoro con i quadri dei grandi fumettisti, che amo moltissimo, mi ha proposto di curare, per Sogno, una rubrica di incontri, interviste con personaggi».

Katiuscia, possiamo dire che negli anni d’oro del fotoromanzo sei stata come Grecia Colmenares nelle televonovelas argentine, che anche da noi hanno furoreggiato, per anni, un personaggio amatissimo e imitato dalle teenager di 30, 40 anni fa, potremmo dire che sei stata una sorta di antesignana degli “influencer”?

«Beh, il paragone mi piace, soprattutto se riferito a personaggi positivi come Chiara Ferragni, la moglie di Fedez, certamente la più seguita influencer italiana, che a me piace moltissimo».