Venezia 77. PadreNostro e Notturno, dall’Italia degli Anni di piombo alla tragedia della guerra in Siria, Iraq e Kurdistan

Due titoli completano il quartetto di pellicole made in Italy in corsa per il Leone d’oro 2020: Notturno di Gianfranco Rosi e PadreNostro di Claudio Noce. Entrambi i registi hanno dei trascorsi veneziani. Il primo ha trionfato al Lido nel 2013 con il suo documentario Sacro GRA, premiato come miglior film della Mostra di quell’anno, prima volta per un lavoro non di finzione. Il secondo, invece, manca dalla Laguna da undici anni. Qui, nel 2009, aveva portato il suo primo lungometraggio, Good Morning Aman, presentato in concorso alla Settimana internazionale della critica.

«Sono onorato di partecipare alla 77. edizione», commenta quest’ultimo, «tornare a Venezia ha un significato particolare e farlo con una vicenda ispirata alla mia famiglia mi rende ancora più orgoglioso e grato». PadreNostro è ambientato a Roma, nel 1976. La vita di Valerio, dieci anni, viene sconvolta quando assiste all’attentato a suo padre Alfonso da parte di un commando terrorista. Da quel momento, la paura e il senso di vulnerabilità segnano i sentimenti di tutta la famiglia.

Notturno, invece, è girato nel corso di tre anni in Medio Oriente, fra Iraq, Kurdistan, Siria e Libano. Con questo suo film, Gianfranco Rosi intende raccontare l’umanità oltre il conflitto, la quotidianità che sta dietro le guerre civili, le dittature feroci, le invasioni e le ingerenze straniere, sino alla follia omicida dell’Isis.