Il delitto Mattarella: vittima della mafia, della politica e di un’Italia che non vorremmo rivedere mai più

Sarà perché il fratello minore, Sergio, è diventato Presidente della Repubblica o perché dopo la sua uccisione ne sono seguite altre eccellenti, ma sull’assassinio di Piersanti Mattarella, il Presidente della Regione siciliana, massacrato il 6 gennaio del 1980, in Italia è calato l’oblio. A colmare questa dimenticanza ci ha pensato il regista Aurelio Grimaldi, dal 2 luglio nei cinema con Il delitto Mattarella, film di impegno civile che ricostruisce, atti processuali alla mano, come andarono le cose.

In sostanza, secondo il regista, il politico siciliano – interpretato da David Coco (nella foto) – deciso a prendere le distanze dalla mafia, collusa con la corrente democristiana di Giulio Andreotti, venne eliminato perché si opponeva ai loro loschi affari. Nel film a sparargli è un giovane killer dell’estrema destra romana, interpretato da Valerio Magazzù (già visto ne La terra promessa e in Rosy Abate 2) che si intuisce, anche se non viene mai detto, potrebbe essere il terrorista nero Giusva Fioravanti.  C’è di mezzo pure la Banda della Magliana, di cui il suddetto killer fa parte, organizzazione capitolina che si scambia favori con Cosa Nostra in cambio dell’aiuto a far evadere il neofascista Pierluigi Concutelli. Un tristissimo quadro di degenerazione criminale e politica di cui fa parte anche Gladio, l’altra organizzazione di quegli anni, segreta e paramilitare, che agiva in combutta con gli americani per impedire che il Partito Comunista italiano andasse al governo. All’uccisione di Mattarella, fa seguito quella del politico rosso Pio La Torre, mentre durante le indagini compaiono i giovani Pietro Grasso, futuro presidente del Senato, il giudice Giovanni Falcone e tanti altri.

Il racconto in alcuni tratti è talmente crudo, disperato e desolante da sembrare inverosimile: «Eppure andò così», racconta il regista, «ho analizzato un materiale giudiziario imponente, di cui nella pellicola ci sono solo accenni, mentre il resto è nell’omonimo libro che ho scritto, edito da Castelvecchi».

E i familiari di Piersanti Mattarella? Cosa hanno detto? Sono stati consultati? «Ho incontrato Bernardo, il figlio di Piersanti, ed è stato disponibilissimo, mi ha anche dato spunti per fare qualche modifica, come l’inserimento del faccendiere Sindona, ospite del mafioso Rosario Spatola (interpretato dall’attore e speaker radiofonico Sergio Friscia) e il suicidio del democristiano Nicoletti (un convincente Leo Gullotta), che dopo aver tradito Piersanti, cade vittima dei tormenti e dei sensi di colpa fino uccidersi quattro anni dopo il delitto. Quanto al presidente Sergio Mattarella e a Maria, la figlia di Piersanti, nonché attuale segretario della Regione Sicilia per mandato del presidente Musumeci, sono due cariche pubbliche che come tali non dovevano né potevano comparire. Spero che il mio lavoro gli sia piaciuto, ma questo dovrete chiederlo direttamente a loro».

Dulcis in fundo, ma con l’amaro in bocca, Il delitto Mattarella punta molto sulla figura di Giulio Andreotti, che nella pellicola appare chiaramente in combutta con i boss, tanto da essere più volte loro ospite in Sicilia. Eppure Il Divo Giulio non è mai stato condannato per questo: «Non è proprio così», spiega Grimaldi, «ci sono sentenze definitive secondo le quali le frequentazioni mafiose di Andreotti sono provate, ma avvennero prima del 1980, e come tali rappresentano reati ormai prescritti». Dalla legge sì, ma non certo dal giudizio morale di tutti noi che questa pellicola di denuncia e di memoria storica collettiva, contribuirà sicuramente a risvegliare.