Che anno è?, la rubrica di cinema e musica di Giorgio Cavagnaro, questa settimana ci propone il 1986: Speriamo che sia femmina di Mario Monicelli, Always the Sun degli Stranglers

Ebbene sì. Sono ossessionato da Speriamo che sia femmina, al punto di essermi, qualche anno fa, intestardito a vagare per la campagna laziale da solo, in macchina. Cercavo il casale del film e alla fine l’ho trovato, ma vi assicuro che non è stato facile, fuori com’è da qualunque direttrice di mobilità ordinaria: il classico ago nel pagliaio. Ma che emozione, ragazzi, mentre mi avvicinavo a piedi verso la porticina d’ingresso. Non c’era nessuno e, indossata la faccia tosta delle grandi occasioni, sono anche entrato. Subito a destra, la cucina di Tosca/Athina Cenci, davanti a me la scala strettissima che porta al piano di sopra, senza però il poster di Ron attaccato al muro. A sinistra, la stanza dove mangia, discute, litiga, piange, detesta, ride e ama il gruppo di attori più in stato di grazia degli anni Ottanta: la leonessa Liv Ullmann, la pantera Catherine Deneuve, la tigre Giuliana De Sio, la gatta di Pallas Athina Cenci, la gatta siamese Lucrezia Lante della Rovere, la gatta soriana Stefania Sandrelli, tutte infastidite da uomini patetici. Dal fanfarone inconcludente (ma bravissimo) Philippe Noiret al subdolo Giuliano Gemma, dal ridicolo ricercatore di canti popolari Paolo Hendel al tenero, rincoglionito Zio Gugo di Bernard Blier: una galleria maschile da andarsi a nascondere, per noi ometti. Un Monicelli doc, semplicemente perfetto.

E mi sia consentito il dire che, essendo il 1986 anche l’anno di nascita della mia prima figliola, il film è stato di buonissimo augurio, ispirando misteriosamente anche gli Stranglers, gruppo che conoscevo poco. Per quel che ne sapevo appartenevano all’ondata punk: duri, spietati, aggressivi, i più punk di tutti, insomma, anche se qualcuno li considerava in odore di new wave. Hugh Cornwell, vocalist, li guidava con mano ferma e voce risoluta ma suadente.

Poi, nel 1986 esce l’album Dreamtime. Parla di problemi ambientali, una certa melanconia esistenziale sembra essersi insinuata in Cornwell, che ha anche scontato una condanna per droga. Ed ecco fiorire il gioiellino Always the sun, una ballata circolare che unisce orecchiabilità e qualità in modo esemplare. All’epoca ero capace di stare ore a sentirla, magari anche a guardare l’espressione da terrorista pentito del vecchio Hugh e degli strangolatori in secondo piano, colti quasi da un rapimento mistico e sensuale (cit.). Bentornati tra noi romantici, bad boys.