Che anno è?, la rubrica di cinema e musica di Giorgio Cavagnaro, questa settimana ci propone il 1991: The Commitments di Alan Parker, Losing My Religion dei R.E.M.

Sarebbe interessante indagare, a distanza di anni, su quale sia il ricordo davvero indelebile, universale, di questo o quel film, interpellando un nutrito campione di spettatori. Secondo me si otterrebbero risposte più omogenee di quanto si creda. E non è sempre la scena madre, quella pensata dagli autori per garantire immortalità alla loro opera, a farla da padrone, ne sono convinto.

Per esempio, prendiamo The Commitments, cult primi anni Novanta diretto da Alan Parker. La storia degli scalcagnati, litigiosi (ma anche talentuosi) musicisti di Dublino che si mettono in testa di formare un gruppo degno di Wilson Pickett è stupenda, non a caso creata da un maestro come Roddy Doyle. Al tempo l’Irlanda era in grande spolvero, amata da tutta Europa per la sua creatività pirotecnica, esplosa all’improvviso in mille film e gruppi musicali di valore. Tutti volevamo andare a Dublino, alle isole Aran, a Galway a riempirci di Guinness nei peggiori pub, fare l’amore con spumeggianti ragazze rosse e magari azzuffarci con i loro amici per un punto contestato a freccette. E in parecchi lo abbiamo anche fatto, risolvendo poi tutto in colossali sbronze. Ma torniamo ai flash di memoria. C’è un momento, nel film, in cui Jimmy, l’anima del gruppo che ancora non c’è, urla alle coriste che provano “Mustang Sally”: “Don’t use your accents! It’s Ride, Sally, Ride! Not Roid, Sally, Roid!”. Era fuori di sé per la pronuncia rozza delle poverette (tra cui la grande Angeline Ball). Quel momento se lo ricordano tutti. O no? Per la cronaca e per quelli che magari se lo chiedono ancora oggi, The Commitments vuol dire “Impegni” o forse meglio semplicemente “Impegno”, unica cosa che di certo non manca ai dieci ragazzi dublinesi del film.

Intanto circolava da anni la musica avvolgente di un vero gruppo, stavolta americano di Athens, guidato dalla personalità magnetica di un grande cantante e autore: Michael Stipe. Chiaro che parlo dei R.E.M., sulla breccia fin dai primi anni Ottanta. Nel nostro 1991 esce però l’album che marchiò a fuoco la loro appartenenza al gotha musicale globale. Si chiamava Out of Time, e conteneva un mito: il loop ipnotico di Losing My Religion l’abbiamo in testa ancora tutti, dopo la bellezza di trent’anni. I R.E.M. erano definitivamente decollati, e nella ionosfera ci stanno ancora oggi. Certo, Stipe non ha più i boccoli biondi di una volta e ha assunto l’aspetto di un De Gregori del nuovo continente. Ma che voce, ragazzi. Che voce.