Paola Lavini, la “Pina” di Volevo nascondermi, ci parla de Il cinema non si ferma, il primo smart film tutto girato da remoto con telefonini e webcam. A scopo benefico

In questi tempi difficili di emergenza sanitaria, costretti a una inusuale clausura domestica per una quarantena lunga ma inevitabile, il mondo del cinema riflette sul prossimo futuro ma intanto sceglie di passare all’azione. Ecco così che in un periodo in cui tutti i set sono chiusi e i film hanno dovuto rinviare l’uscita in sala, un gruppo di professionisti del settore ha deciso di unire le proprie forze per dimostrare che, nonostante tutto, Il cinema non si ferma. S’intitola proprio così il film coprodotto dalla DeltaDue Media Srl di Daniele Fioretti e Daniele Muscolo, insieme con Coevolutions di Marco Perotti, per la regia del lussemburghese di origine italiana ma trapiantato in Germania Marco Serafini, che un pool di sceneggiatori guidato da Stefano Piani ha già iniziato a scrivere e al quale hanno dato sin da subito la loro entusiastica adesione numerosi attori, a dimostrazione che l’amore per il cinema è così forte che nemmeno un’emergenza sanitaria di livello mondiale può bloccarlo. All’iniziativa – a scopo benefico, i cui proventi andranno in beneficenza alla Protezione Civile – hanno aderito per primi i vari Nicolas Vaporidis, Kaspar Capparoni, Remo Girone, Margot Sikabonyi, Karin Proia, Augusto Zucchi e Paola Lavini, ma altri attori si stanno unendo al progetto.

A Paola Lavini – attrice, cantante e performer reduce dalla partecipazione al film di Giorgio Diritti Volevo nascondermi nel ruolo di Pina, il finto amore di Antonio Ligabue – abbiamo chiesto di raccontarci Il cinema non si ferma, primo film interamente realizzato usando set casalinghi e smartphone, le cui riprese sono iniziate lo scorso 2 aprile.

«Prima di tutto voglio sottolineare il fatto che si stratta di un progetto a scopo benefico. Lo scopo è sociale e culturale, ma soprattutto benefico: nessuno prende un euro, tutto è devoluto alla Protezione civile. Il cinema in questo caso non fa semplice beneficenza, ma devolve lavorando. È un film a episodi, sette in totale. L’approccio è quello della commedia, per raccontare in modo tragicomico come si vive questa situazione di emergenza, prendendoci in giro, mostrando tutte le difficoltà che possiamo incontrare in questo periodo. Per quanto riguarda la lavorazione, dopo aver dato la mia adesione, ho inviato le foto della mia casa e in base a quelle gli sceneggiatori hanno definito il personaggio. Ognuno di noi gira dalla propria abitazione e negli spazi della propria abitazione, non puoi inventarti un giardino se non ce l’hai».

Tutti collaboratori alla sceneggiatura e anche scenografi di fatto, quindi. È proprio vero quel proverbio che recita: “La necessità aguzza l’ingegno”.

«Facciamo tutto, anche i costumi. Supervisionati da Marco Serafini, naturalmente, il regista, sempre collegato in diretta via skype mentre giriamo. Considera che lui vive in Germania e assieme gli altri è in costante collegamento con tutti noi, ognuno nel proprio appartamento, via web. Anche i produttori e ovviamente il direttore della fotografia, che è Daniele Muscolo. Ci seguono mentre i nostri mariti, mogli, i nostri figli ci fanno le riprese. È veramente tutto fatto in casa, chi vive con noi diventa operatore di macchina, nel mio caso è il mio compagno. Siamo però sempre guidati: si batte il ciak, buona questa, quest’altra rifacciamola e così via. Un set a distanza. Gli sceneggiatori stanno scrivendo a go-go per far sì che l’uscita avvenga a fine aprile».

Un vero e proprio instant movie, sia per quanto riguarda i contenuti che nella realizzazione pratica.

«Eh, sì. E io ne sono entusiasta. Sia perché è una cosa fatta per beneficenza, sia perché il team è affiatatissimo. Una vera squadra. A volte, per tante motivazioni che non stiamo qui a indagare, non lo è. Qui invece facciamo squadra. E poi siamo tutti professionisti che conoscono i meccanismi del cinema, altrimenti non si potrebbe girare in così poco tempo. Non è una cosa artigianale, ma molto professionale».

Quanto durerà la lavorazione?

«Sono previste quattro settimane, più o meno i tempi del cinema italiano di oggi. L’intenzione è quella di uscire per fine aprile, perché è una cosa che vogliamo dare al pubblico subito, così che si diverta, trattandosi di vicende autoironiche su ciò che ci succede ogni giorno in questo periodo. Vogliamo regalare un sorriso, perché tutti ci si possano ritrovare».

Quando riapriranno le sale invece forse potremo finalmente vedere Volevo nascondermi, uscito per pochi giorni all’inizio di marzo, poi bloccato dalla chiusura dei cinema.

«Incredibilmente è un titolo che presagiva già qualcosa… volevo nascondermi… sarebbe proprio questo il titolo che darei a questo periodo. Il presidente dell’Anica Francesco Rutelli e altri addetti ai lavori hanno dichiarato che il film di Diritti sarà il primo a uscire alla riapertura. Certo, se uscirà in estate potrebbe essere penalizzato».

Non è detto, quella di quest’anno sarà un’estate particolare. Già l’anno scorso l’iniziativa Moviement ha dato buoni risultati, garantendo un programmazione importante anche a luglio e agosto. Come avviene del resto in gran parte del mondo. Il problema potrebbe essere quello dell’accesso alle sale, ma magari si attrezzeranno più arene. Una soluzione potrebbe essere anche lo streaming. Alcuni film che dovevano uscire in questo periodo ora vanno sulle piattaforme. Un figlio di nome Erasmus, per esempio, sarà disponibile dal 12 aprile.

«Non so se Volevo nascondermi decideranno di metterlo sulle piattaforme, non ne ho idea, ma sono convinta che spopolerà. Io vorrei comunque che la memoria del film rimanesse viva. Ovviamente parliamo di un film d’autore, ma ha vinto a Berlino il premio come migliore attore con Elio Germano e quello d’autore, in particolare quello italiano, è un cinema importante che ci ha fatto conoscere nel mondo. Io ho fatto tanto cinema cosiddetto “d’autore” – da poco ho finito di girare Anima bella, l’opera seconda di Dario Albertini, il regista di Manuel – ma non vorrei che questa definizione venisse considerata limitante: è cinema. Punto. Comunque, in questo momento storico, ben venga anche lo streaming. Del resto, in questi giorni tutti stanno vedendo tanti film su Netflix, Amazon. Una cosa è certa: il cinema ci sta salvando».