Che anno è?, la rubrica di cinema e musica di Giorgio Cavagnaro, questa settimana ci propone il 1978: Ecce Bombo di Nanni Moretti, Outlandos d’Amour dei Police

Non tutti amano il cinema di Nanni Moretti, ma alzi la mano chi non ha visto Ecce Bombo. Io, lo dico subito, lo amo senza riserve e sono rimasto ferito quando i due vecchi leoni della commedia all’italiana, Risi e Monicelli, pensarono bene di criticarlo in tv con la stessa ferocia irridente che sfoderavano nei loro capolavori. Non so se ricordate, Risi gli disse in faccia una cosa come – Ok, non male le tue opere ma sai, agli spettatori viene voglia di dire all’attore Moretti “Sì, però ora spostati e fammi vedere il film in pace”.

Invece, io trovo Moretti attore letteralmente perfetto per i suoi film. In particolare, lo straniamento giovanile che riesce a esprimere in Ecce Bombo, compendio storico di una generazione indecisa a tutto, in mezzo al guado tra benessere e anni di piombo, è per me da antologia. Ma essendo Moretti e questo film il mio manifesto personale, comprendo di non essere totalmente sopra le parti per un giudizio completamente obiettivo: andavo nei cineclub più sconosciuti di Roma, mi abbuffavo di fette di cocomero notturne, dopo aver giocato a pallone in strada con gli amici. Non sapevo se farmi notare di più mancando le feste o essendo presente con l’espressione imbronciata.  Avevo perfino la Volkswagen.

Proprio quando, in Europa ma soprattutto in Italia, la polizia toccava i livelli di gradimento più bassi di sempre, ecco tre giovanotti inglesi, biondi ossigenati, presentarsi sulla scena sfoggiando l’odiato nome. Sono appunto i Police, musicisti eccezionali a partire dal loro frontman, Gordon Sumner detto Sting, e indovinano un progetto clamoroso: coniugare il rock di stampo punk con il reggae, ritmo caraibico al tempo popolarissimo grazie a Bob Marley e seguaci. Detto di Sting, basso e voce inimitabili, non è che gli altri due fossero da meno. Stewart Copeland, il batterista, per raffinatezza e precisione di tocco, Andy Summers per la capacità di produrre con la sua chitarra un muro di suono impressionante.

Outlandos d’Amour è l’album di rottura, ma il trio entra nel cuore del vostro affezionatissimo (cit.) con il disco successivo, Reggatta de blanc, che sbanca il box office planetario. In effetti, pezzi come So Lonely, Born in the Fifties e Roxanne hanno fatto la storia e avranno sempre un posto nel mio cuoricino, insieme alle successive Bring on the Night, capolavoro assoluto, e Synchronicity, ispirata addirittura alle teorie di Carl Gustav Jung.

“When the evening spreads itself against the sky,” dice un verso di Bring on the Night, preso pari pari da una poesia di T.S. Eliot. Il colto e furbo Sting non si lasciò scappare l’occasione di far notare quanto Eliot stesso ebbe a dire: “I cattivi poeti copiano, quelli buoni rubano”.

Non furono amatissimi in Usa e ne ebbi la prova quando, nel campus di Berkeley, comprai da un tizio che aveva un banchetto di vinili usati un loro vecchio disco, sconosciuto in Europa. Io ammiccavo e facevo il simpatico per tirare sul prezzo, e lui mi gelò con la frase: “I hate The Police”. Ma forse ce l’aveva con le forze dell’ordine.