Che anno è?, la rubrica di cinema e musica di Giorgio Cavagnaro, questa settimana ci propone il 1974: Sweet Movie di Dusan Makavejev, Red dei King Crimson

A forza di consumare i sedili di legno di scomodissimi cinema d’essai e cineclub vari, che al tempo spopolavano tra noiggiovani, ci s’imbatteva nei film più strani e originali. È sicuramente il caso di Sweet Movie, folle film del folle regista serbo Dušan Makavejev. Confesso che all’epoca non capii molto di questa pellicola così diversa da quelle cui si era abituati. Ma il soffio vitale dell’originalità provocatoria, dello sguardo diverso sulle cose del mondo arrivava eccome, a bordo dello sgangherato battello fluviale col faccione di Marx capitanato dalla ieratica Anna Prucnal.

Leggiamo, a posteriori, che il film riuscì a ottenere il nulla osta, con un divieto ai minori di 18 anni, solo a patto che fossero apportati i seguenti tagli: “Rapporto sessuale fra il marinaio e Anna nel battello, nelle parti culminanti e più realistiche”, “rapporto sessuale fra il cantante e la moglie del miliardario, da quando vengono portati nella cucina del ristorante”, “la moglie del miliardario che bacia con insistenza il pene di uno dei convitati” e “tentativo di seduzione di Anna nei confronti del bambino”. Questo dice già molto di un film, adattato per l’Italia da Pier Paolo Pasolini, esplosivo come un petardo capace di scaraventare in giro sesso e dollari, comunismo e capitalismo, surrealismo e anarchia, Bakunin e le fosse di Katyn come se niente fosse.

Nella memoria restano l’emaciato Pierre Clementi, una ballata struggente di Anna Prucnal e, tocca dirlo, un primo piano dell’origine del mondo courbettiana da infarto, sia pure totalmente ricoperta di cioccolato gocciolante.

Tutt’altre atmosfere (o forse no?) sul giradischi di casa, dove Red dei King Crimson riempiva tinelli e camerette di note rigorose, oscure e trascinanti. Robert Fripp aveva conosciuto la cupa filosofia del mistico, filosofo e danzatore George Gurdjeff e, insieme ai superstiti sodali John Wetton e Bill Bruford, concepì un album durissimo, che portava il progressive rock alle soglie della musica sperimentale. Disco disturbante ma avvolgente, terrificante ma ascoltabile senza danno alcuno per gli apparati acustici dell’uomo. Riascolto Red, mi perdo in Starless, Fallen Angel e One More Red Nightmare e mi chiedo, affranto, come e perché la musica abbia perduto la sua strada magica, nel corso del tempo.