Che anno è?, la rubrica di cinema e musica di Giorgio Cavagnaro, questa settimana ci propone il 1992: Le Iene di Quentin Tarantino e Achtung Baby degli U2

E rieccoci negli equivoci anni Novanta, quando niente sembrava possibile ma in realtà tutto stava cominciando a precipitare. Dai tempi in cui per risentire a distanza una segreteria telefonica ci voleva l’apparecchietto apposito alla magia urbana dei cellulari è stato un grande passo per l’umanità. E a proposito di passi, come dimenticare la camminata strascicata dei cinque filibustieri in completo e cravatta nera, sguardi celati da lenti altrettanto scure, che accese la stella ancora brillante di Quentin Tarantino? Le Iene arrivò in Italia nel 1992, sulla scia dell’esplosione di Pulp Fiction, doppiando il colpo con precisione chirurgica. L’impatto fu così scioccante che ancora oggi, a quasi trent’anni di distanza uno dei programmi tv più popolari qui da noi porta il nome del film e i conduttori si vestono come Michael Madsen, Tim Roth, Steve Buscemi, Harvey Keitel e Tarantino stesso, gangster spietati al soldo del vecchio Lawrence Tierney. Violenza efferata e battute esilaranti, ecco la ricetta geniale del film che ha cambiato il cinema per sempre. Quando mi sento triste e annoiato, confesso che vado a rivedermi la scena che trovate nel link qua sotto. Un antidoto infallibile. Nessuno, ammettetelo, vorrebbe chiamarsi Mr. Pink.

https://www.youtube.com/watch?v=SmQSDDetSbc

Anche sul fronte musicale, cambiamenti in arrivo. Achtung baby, uscito a fine ’91 ma goduto in tutto il mondo nel nostro 1992, segna una svolta nel sound degli U2. Bono e The Edge sentono il bisogno di uscire dalla gabbia del rock classico in cui temono di essere finiti e convincono gli altri due a cambiare rotta, sperimentando un sound più raffinato, duro ma senza perdere la tenerezza. Il risultato è questo album storico, pieno di pezzi stratosferici. Come Until the End of the World, ad esempio, dove va in scena un dialogo struggente tra Cristo e Giuda Iscariota. Echi di Wenders e Scorsese, sulla traccia di un riff di chitarra difficile da dimenticare.

Come del resto i quattro accordi proiettati verso il cielo di Ultra Violet, una dichiarazione d’amore lanciata dai quattro di Dublino verso l’universo femminile, benigno e salvifico. «Tonight Ireland and Italy are getting married!». Urlò Bono in uno dei memorabili concerti di Roma. Ed era vero.