Che anno è?, la rubrica di cinema e musica di Giorgio Cavagnaro, questa settimana ci propone il 1984: Non ci resta che piangere di Roberto Benigni e Massimo Troisi, Terra Promessa di Eros Ramazzotti

Torniamo nel 1984 e non sarà nemmeno l’ultima volta, vista l’eccezionalità dell’annata cinematografica, zeppa di filmoni per tutte le platee. Per ora, parliamo di Non ci resta che piangere, pietra miliare della commedia italiana (non “all’italiana”, che è un’altra cosa): il sodalizio Benigni-Troisi fa tutto lui: scrive, dirige e recita un’opera destinata a rimanere a lungo nella memoria del pubblico. Diciamolo, la regia è alquanto artigianale e soffre di una certa discontinuità. Ma, toltoci questo peso per puro rigore deontologico, l’idea e la serie di gag che i due gaglioffi riescono a mettere in scena sono di categoria extralusso. La dogana, Leonardo da Vinci sulla locomotiva, la canzone dei fratelli, quel “quasi millecinque” inaccettabile, sparato sulla faccia attonita di Massimo Troisi e su quella disperata ma battagliera di Roberto Benigni non hanno bisogno di essere descritti o spiegati perché subito promossi tormentoni a furor di popolo.

Il set pare sia stato una girandola pirotecnica di scherzi e risate continue, e il divertimento si percepisce anche al di qua dello schermo. Forse addirittura troppo. Ma che delizia, Amanda Sandrelli: vent’anni da far innamorare tutti. O solo me?

Curiosità: il titolo è di Francesco Petrarca, proprio il poeta trecentesco:   “…at flere et meminisse relictum est”.

All’America che stava per essere scoperta nel film di cui abbiamo appena parlato pensava sempre anche un ragazzo romano di periferia, vent’anni anche lui. Eros Ramazzotti si presenta nel 1984 a Sanremo e tra le Nuove Proposte non ce n’è per nessuno. Il romanino, broncio alla Gioventù bruciata e vocetta che spacca, scende disinvolto in giubbotto jeans e sbaraglia meritatamente il campo col suo sogno di Terra Promessa, ben confezionato al punto di sembrare a tutti autenticamente ingenuo. La canzone è perfetta, lui è il nuovo eroe che l’Italia pop aspettava da un bel po’. E allora via libera all’idolo nascente, radio e televisioni trasmettono a manetta l’inno dei “ragazzi di oggi”, intraprendenti ma rassicuranti quanto basta. Viaggiare e cantare è la loro passione, niente di male, no?