Più de la Vita, l’unione tra vita e arte di Michele Sambin

Negli ultimi anni il documentario, come genere, ha affrontato una decisiva evoluzione che lo ha condotto a mescolarsi con altri generi, dando vita a ciò che oggi chiamiamo docu-film: una narrazione in grado di unire materiale d’archivio a sequenze dal respiro cinematografico, in una contaminazione tale da tirar fuori il meglio di due differenti regni. Così, da una categoria bistrattata, è nato un nuovo e affascinante filone.

Più de la Vita riesce a spingersi anche oltre, in una pellicola dal tratto fortemente metatestuale, in cui documentario e realtà si mescolano, si accavallano, si uniscono in un effetto pienamente degno del protagonista di questo racconto biografico.

Più de la Vita, di Raffaella Rivi, racconta infatti la vita di Michele Sambin, pioniere della videoarte e grande protagonista della sperimentazione artistica in Italia. Suo il merito di aver trasceso le classiche arti, esplorando, grazie allo sviluppo tecnologico, nuove e nuovissime frontiere, generando tecniche diventate ormai scuola.

Ed è da qui che pone i primi passi la metatestualità di cui sopra: Sambin ha infatti collaborato in maniera pienamente attiva al documentario, non risultando come una figura distante e passiva, ma come interprete di se stesso, finendo così per porsi in una duplice prospettiva, quasi come se raccontasse se stesso.

L’effetto è quello di viaggiare costantemente tra passato e presente, non solo nella storia, di Sambin e del mondo intorno a lui, ma anche dei luoghi simbolo della vita artistica, e non solo, dell’autore, uscendo e rientrando da porte e finestre, aprendo e chiudendo cerchi di esperienze e miti.

Un effetto decisamente non facile da ottenere, ma pienamente nelle corde della regista: l’opera si concretizza senza sbavature, limando ogni angolo e portando sul grande schermo un racconto denso, intenso e emozionante, con la consapevolezza di voler narrare una storia di per sé straordinaria, in un senso di avventura che non poteva essere tralasciata nel ritmo narrativo della pellicola.

La sensazione alla fine della visione è quella di aver assistito a qualcos’altro, oltre il documentario, oltre il dofu-film: alla biografia di un uomo divenuto egli stesso, infine, opera della sua stessa arte.

Più de la Vita sarà in sala in tour. Per info http://piudelavitafilm.it/

Francesco Ferri