Noemi: «Rispetto Emma, ma al posto suo non so cosa avrei fatto»

Testimonial di una campagna musicale contro il tumore metastatico al seno, la cantautrice romana è rimasta colpita dalle dichiarazioni della collega: «Solo lei può decidere come comunicare la sua condizione. Provo per lei empatia e un grande rispetto»   

A 37 anni compiuti, con una vittoria “morale” a X Factor 2008 e cinque partecipazioni al Festival di Sanremo, Veronica Scopelliti, in arte Noemi, non è solo una delle più apprezzate cantanti italiane del momento, ma anche una giovane donna matura e sensibile, che quando si tratta di mettere la faccia in iniziative di solidarietà e beneficenza non si tira mai indietro. La incontriamo a Roma in occasione del contest Play! Storie che cantano, evento musicale live, nell’ambito della campagna Voltati, Guarda, Ascolta contro il tumore al seno metastatico, di cui la vocalist romana è testimonial. Inevitabilmente, visto il contesto, il discorso cade su Emma Marrone, la cantante salentina che recentemente ha raccontato al pubblico e al mondo, tramite Instagram, la sua battaglia contro una grave malattia, per fortuna al momento superata.

Veronica, tu come hai preso la dichiarazione della tua collega e cosa avresti fatto al suo posto?

«Non saprei come avrei reagito, ma di sicuro ho accolto il suo messaggio con grande rispetto ed empatia. Solo lei può decidere come comunicare la condizione che sta vivendo. Se farne partecipi gli altri le ha dato più forza e l’ha fatta sentire meno sola, ben venga. Forse a muoverla è stato lo stesso spirito di questa campagna Voltati, Guarda, Ascolta per cui ho girato l’Italia e incontrato tante donne che la malattia la vogliono combattere».

In che modo?

«Senza farsi compatire, ma lavorando sulla prevenzione e la sensibilizzazione. A Milano, Cagliari, Roma, Torino ho avuto la possibilità di parlare con donne che non intendono vivere la malattia come handicap, ma come qualcosa che aiuti il prossimo. Hanno creato delle associazioni ospedaliere per sostenere e confortare le nuove arrivate. Mi ha colpito la loro voglia di esserci per gli altri nonostante tutto. In fondo le cose negative sono quelle che ci arricchiscono di più». 

Ma tu, rispetto alle malattie, come ti poni? 

«Ho vissuto anch’io, come penso capiti a tutti, dei momenti in cui non mi sentivo fisicamente al massimo e ho fatto la giusta prevenzione. Ma di certo non sono ipocondriaca, non sto sempre a pensare al male, altrimenti non ne esci più e diventa un problema psicologico pure quello».

Cosa ti ha trasmesso questa esperienza? 

«Il messaggio di non mollare mai di fronte alle difficoltà. Quando ti avvicini a queste problematiche capisci che i tuoi piccoli guai sono fuori luogo. Un’esperienza del genere ti fa rimettere a posto la scala dei valori, a maggior ragione in un’epoca di grande superficialità. A volte ci stanno bene dei cazzotti in faccia per recuperare il contatto con la realtà».

Pensi che una di queste storie potresti mai trasformarla in una canzone?

«Non lo escludo, la musica ci aiuta a raccontare tutto, quindi perché no, se ci sarà occasione. Ma dovrebbe essere una bella canzone, non un modo per speculare sulla sofferenza, non lo farei mai».

Sei sposata da un anno e mezzo, con tuo marito (il bassista Gabriele Greco) pensate di allargare la famiglia?

«Certo che sì, a chi non piacerebbe? Ma bisogna avere tempo, non sono cose da prendere alla leggera o che s’improvvisano».

Hai calcato il palcoscenico dell’Ariston per cinque volte, potremmo rivederti lì a febbraio?

«Appunto (ride, ndr) non vi siete stancati di vedermi a Sanremo? Scherzi a parte, non lo so, mi piacerebbe, chissà… Lo scopriremo con l’anno nuovo».