Che anno è?, la rubrica di cinema e musica di Giorgio Cavagnaro, questa settimana ci propone il 1987: Senza via di scampo di Roger Donaldson e It’s the End of the World – R.E.M.

Avviati al termine dei controversi anni Ottanta, la nostra rubrica si imbatte in due autentiche gemme.

La prima, il film Senza via di scampo, offre a un attore (che poi si rivelerà leggermente sopravvalutato) come Kevin Costner l’occasione di un ruolo davvero memorabile: l’eroico ufficiale di Marina americano Tom Farrell, invischiato in un intrigo a orologeria politico-sentimentale col superbo Gene Hackman e una Sean Young da sturbo, dove le sorprese sono sempre dietro l’angolo. Sottofinali e finali come se piovesse, fino al colpo di scena definitivo, che mi lasciò di stucco e che non rivelo perché chi non vide il film, magari impegnato con L’Ultimo Imperatore o Full Metal Jacket, merita di non essere disturbato una volta effettuato il recupero. All’epoca ero da poco tornato da un viaggio a Washington, e ammetto che rivedere le location appena ammirate dal vivo (in particolare quelle delle scene girate ad Annapolis) ha avuto su di me il suo bell’effetto nostalgia ma la pellicola, vi assicuro, è un giallo coi controfiocchi. A seguire, invasione di piccoli Kevin nelle province italiane, chissà se oggi portano il loro nome con la stessa fierezza che ispirò i loro genitori. Spero infine che la meravigliosa Sean Young abbia superato le sue difficoltà con l’alcool: se la incontrate ditele che la amo ancora, anche se è partita per chissà dove col cacciatore di replicanti Rick Deckard, alla fine di Blade Runner.

Ed eccoci al secondo gioiellino della puntata. I R.E.M., band americana di valore assoluto guidata dalla personalità carismatica di Michael Stipe, erano già al quinto album quando nell’etere italiano cominciarono ad addensarsi le note trascinanti di un pezzo destinato a fare molta strada. Era It’s the End of the World as We Know it (and I Feel Fine), sorta di filastrocca onirica gridata da uno Stipe giovane e non ancora straordinariamente somigliante al nostro Francesco De Gregori come oggi è. Luciano Ligabue tentò, col vigore della sua gagliarda gioventù e dei tre accordi di cui è assoluto padrone, di lanciarne una cover, con un certo successo. Ma la classe dei R.E.M è altra cosa.