Che anno è?, la rubrica di cinema e musica di Giorgio Cavagnaro, questa settimana ci propone il 1997: La Vita è Bella di Roberto Benigni e Tubthumping dei Chumbawamba

E pensare che nel 1981 un grande film di John Carpenter immaginava, per l’anno di questa puntata, una situazione a dir poco visionaria, in una New York apocalittica che mai sarebbe esistita.

A conti fatti, quando poi il 1997 è arrivato, Roberto Benigni pensò invece di realizzare la pellicola che lo avrebbe portato all’Oscar e alla consacrazione internazionale. Ovviamente parliamo di La Vita è Bella, favola molto italiana sulla ben più apocalittica tragedia del nazismo.

Quando uscii dal cinema non ero affatto convinto, e con la baldanza della gioventù (avevo appena 43 anni) gridai al raggiro: dopo una prima parte divertente (Bongiorno principessa!) e quasi leggera, il film virava sul drammatico spinto, arrivando al finale del lager (girato nei poco tedeschi studi di Papigno) evidenziando lacune di regia piuttosto palesi. Ma il dramma del padre, eroica marionetta a strenua protezione del figlio, fu più forte di qualunque verosimiglianza storica, cancellando il troppo repentino passaggio dalla commedia alla rappresentazione della tragedia del secolo.

Seguirono ore, giorni, settimane di discussioni tra spettatori e critici schierati fra stroncature e osanna, fin quando l’Oscar mise d’accordo tutti.

O quasi, perché io resto del mio parere.

Le radio, mentre si discuteva nei salotti ancora densi di fumo, trasmettevano con ossessiva insistenza un pezzo travolgente, dal nome impronunciabile: Tubthumping. E il nome della band che lo aveva partorito non era da meno: gli otto ragazzi anarchici di Leeds, cinque uomini e tre donne, armati di ottimo impasto vocale, ritmo e originale sezione fiati, nonché di testi molto engagée si chiamavano Chumbawamba, più volte indicato come parola senza senso.

Il fatto strano, quasi unico nella storia del rock, è che gli otto erano davvero degli squats, ribelli politici che si esibivano in strada o nei centri sociali. La EMI, multinazionale della musica per antonomasia, li mise sotto contratto così, dal giorno alla notte. E loro firmarono, diventando delle star.

Ma, occhio perché questo è importante, rimasero anarchici nell’anima, usando i soldi guadagnati (tanti) per realizzare progetti politici in cui credevano. Soprattutto dando molto fastidio alla “Tubthumper” per eccellenza di quegli anni britannici: la signora Margaret Thatcher.

Dimenticavo: “Tubthumper” è slang inglese usato per definire i ciarlatani che parlano a vanvera, soprattutto di politica.