Il coraggio di Camilleri: raccontare la realtà nella fiction

Il nostro direttore, Renato Marengo, partecipa al dolore di noi tutti per la scomparsa di Andrea Camilleri, ricordando il lavoro fatto in occasione del lancio, nell’anno 1999, della serie Il commissario Montalbano. «Quello è stato il momento in cui ho verificato da vicino lo spessore del personaggio», ricorda Marengo, che aggiunge: «Sono profondamente dispiaciuto per la scomparsa, sia pure in venerabile età, di una mente sino all’ultimo così lucida e feconda che tanti insegnamenti ha suggerito a nuove e vecchie generazioni. Averlo conosciuto e aver conversato con lui è stato un privilegio indimenticabile».

Quando è avvenuto l’incontro?

«Nell’anno dell’inizio della serie su Montalbano collaboravo come autore e alla promozione di Raidue, rete allora diretta da Giampaolo Sodano. Ero da poco passato da Telesette al Radiocorriere TV e curavo rubriche su numerosi settimanali. Sodano mi disse che avevano un grande progetto, ma che occorreva qualche trovata per lanciarlo e renderlo immediatamente popolare. A differenza delle solite fiction televisive destinate al grande pubblico, generalmente nazional popolari, e pur trattandosi di un lavoro di genere poliziesco, i film tv sul commissario Montalbano erano decisamente e coraggiosamente antimafia e fortemente impegnati nel sociale. L’editore dei romanzi era la Sellerio, decisamente impegnata nel sociale e vicina alle politiche del centrosinistra di allora, ma soprattutto l’autore era un intellettuale di grande spessore culturale, coraggioso e in grado di affabulare col suo stile anche nella narrazione di eventi crudi e feroci come i racconti di mafia. Si trattava di Andrea Camilleri, scrittore molto seguito e stimato, con tante esperienze positive anche in Rai».

Le prime tre stagioni andarono in onda effettivamente su Raidue, successivamente ci fu il passaggio sulla rete ammiraglia, ma cosa pensaste di fare per lanciare il nuovo prodotto?

«Pensavamo: che fare per attirare l’interesse del pubblico sin dalla prima puntata? Avevamo allo studio diverse idee, spot a ripetizione, pagine pubblicitarie su quotidiani e settimanali, insomma una campagna gigantesca, ma che non faceva capire da subito al pubblico che non si trattava della solita serie poliziesca, anche se certamente ben fatta. Occorreva che il pubblico, sin dalla prima puntata, si immergesse in questo nuovo modo di fare fiction con lo scottante materiale della cronaca, della realtà, dei coinvolgimenti del mondo politico con il potere mafioso. Mi venne in mente che se tutti i maggiori settimanali avessero dedicato contemporaneamente pagine con interviste, trame, interventi dell!’autore, dei protagonisti di questo “nuovo” protagonista che era Luca Zingaretti (nella foto con Andrea Camilleri), ma soprattutto del racconto diretto dell’ideatore della serie, Camilleri, alla gente, lo scatto di attenzione, di curiosità, di interesse si sarebbe potuto avere.

Ma come riusciste a coinvolgerli tutti e contemporaneamente?

«Ebbi un’idea, e se, chiamando direttamente i vari direttori delle testate maggiori, almeno quattro o cinque di queste, con un accordo economico riuscissimo a realizzare un grande servizio promoredazionale (ovviamente a pagamento)? Proposi 8 pagine con intervista a Camilleri, a Zingaretti, a Sodano, alla Sellerio e ai coprotagonisti delle prime quattro puntate. Il servizio doveva essere uguale per tutti i settimanali, ai quali lo avremmo offerto ricco di foto, di box, di soggetti e commenti oltre che di interviste. E lo proposi a Telesette, Radiocorriere TV, Onda Tv, ma soprattutto ai popolarissimi Gente e Gioia. Più che parlare con la parte commerciale, convinsi i direttori, che per fortuna erano amici oltre che colleghi, i quali furono incuriositi ma soprattutto attratti dalla qualità delle otto pagine che avevo curato con la collaborazione di alcuni colleghi dalle firme prestigiose. “Vediamo se ci riesci”, disse Sodano, lasciandomi carta bianca. La cosa partì, riuscii a piazzare l’inserto (in realtà un grande servizio di 8 pagine senza strilli pubblicitari ma solo titoli e articoli), il numero di lettori raggiunti dalle varie testate fu di 12 milioni circa, e la prima puntata di Montalbano su Raidue totalizzò l’ascolto, incredibile per la rete e per un debutto, di 8 milioni di telespettatori. Il servizio iniziava con un’intervista a Camilleri che nel descrivere questo atipico poliziotto che era il suo commissario disse ai lettori di non aspettarsi un eroe spavaldo e senza paura, né un fanatico delle armi e delle azioni clamorose, ma un uomo, un siciliano come lui, seriamente convinto che la mafia non era un ineluttabile destino col quale convivere né un ladruncolo da mettere in galera. Era un male che gli stessi siciliani potevano e dovevano estirpare con la convinzione e la determinazione che le cose potessero essere cambiate. E lui ha vissuto, scritto, raccontato sempre con questa convinzione».