Che anno è?, la rubrica di cinema e musica di Giorgio Cavagnaro, questa settimana ci propone Everybody Wants to Rule the World (Tears for Fears, 1985) e Cercasi Susan disperatamente (Susan Seidelman, 1985)

Ah, controversi anni Ottanta. Odiati e rimpianti praticamente per lo stesso motivo: la tendenza al disimpegno, al divertimento, all’illusione di poter fare cose che non ci potremmo permettere.

I Tears for Fears, band straordinaria ma poco prolifica, tirò fuori un album magnifico, Songs from the big Chair, in cui risplendeva un diamante purissimo: Everybody Wants to Rule the World. Che era in realtà una canzone contro il capitalismo, un ammonimento a tutti quelli in lotta fratricida per dominare il mondo. Però si dà il caso che il video girato per l’occasione, e che la cara vecchia Videomusic passava spessissimo, suggerisse tutt’altro pensiero. La piccola spider verde (una Austin Healey 3000, per la precisione) guidata dal cantante Curt Smith viaggiava meravigliosamente libera in paesaggi da sognatori autentici. California del Sud, semidesertica e polverosa, una giornata intera per arrivare al tramonto, stanchi ma felici, alle porte della grande città, Los Angeles o San Diego. “Welcome to your life” la frase iniziale del testo, dopo un’ammaliante arpeggio di chitarra. E io, lo sventurato, risposi. Coi limitati soldi che avevo mi comprai l’oggetto più bello che abbia mai posseduto, il Duetto Alfa Romeo rosso che mi avrebbe accompagnato in viaggi ancora più belli di quello del video. Fatelo anche voi, se potete. E se non potete, rubate la macchina dei vostri sogni e partite. La vostra vita vi aspetta.

Nel frattempo era deflagrata la stella su cui nessuno, all’epoca, avrebbe scommesso un centesimo. Madonna chi? Si diceva. Tempo un anno, massimo due e nessuno se la ricorda più. Con quella vocetta insulsa e le smorfiette sexy così ordinarie, figurati. Nel nostro anno, il 1985, esce addirittura il suo primo film. Un successo planetario. Cercasi Susan disperatamente è davvero la fotografia di quegli anni. Movimento incessante, voglia di divertirsi a costo di combinare casini inenarrabili, affermazione della personalità femminile. Nessun premio della critica, salvo un Bafta (l’Oscar inglese) alla deliziosa Rosanna Arquette, timida alter ego di Madonna nel film, ma milioni a palate al box office.

Personalmente la scena che io ritengo indimenticabile è quella in cui la signorina Ciccone, da Pacentro (AQ) via Bay City, alza le sue braccia cicciotte per asciugarsi le ascelle nei bagni della discoteca dove ha furoreggiato per tutta la notte. E noi dietro, seguendo il suo irresistibile invito a tuffarci senza remore “Into the groove”.