Solo cose belle, sold out in sala nelle prime due settimane di programmazione, conquista anche i festival internazionali

Con oltre 120 mila euro di incasso nei primi due weekend di programmazione, sold out nelle principali città italiane e il plauso da parte della critica italiana, Solo cose belle di Kristian Gianfreda ha realizzato anche un significativo risultato in termini di media copia al box office, con un incasso di oltre tremila euro.

«È un grande successo per un film indipendente che nei primi 12 giorni di programmazione in 40 sale, ha ottenuto un grande coinvolgimento da parte del pubblico», ha dichiarato il regista. «Il film è un antidoto a questo momento storico così saturo di tensioni e contrapposizioni. Ed è stato proprio questo ad attrarre gli spettatori: Solo cose belle denuncia il male additando il bene, fa leva sul bello per far rinunciare al brutto. Il film porta lo spettatore in una direzione inaspettata, in un mondo ai margini, in cui tutti sembrano sbagliati o difettosi, ma in realtà sono solo davvero umani». 

Prodotta e distribuita da Coffee Time Film e da Sunset Produzioni, la pellicola ha vinto anche al Calcutta International Cult Film Festival del 2019 e ha ottenuto una Special Mention all’Indie Fest di maggio 2019. Non solo: Solo cose belle è stato selezionato anche per competere alla prossima edizione del Brooklyn Film Festival di New York che si svolgerà tra il 31 maggio e il 9 giugno 2019 e dal BCT, il Festival Nazionale del Cinema e della Televisione di Benevento nella sezione Greatest Indipendent Film, in programma tra il 9 e il 14 luglio 2019.

Nel film recitano, accanto ad attori noti del piccolo e grande schermo come Giorgio Borghetti, anche due giovani emergenti, Idamaria Recati e Luigi Navarra, e tanti attori come Carlo Maria Rossi, Barbara Abbondanza, Erica Zambelli, Caterina Gramaglia, Patrizia Bollini, Aaron T. Maccarthy, Federica Pocaterra, Riccardo Trentadue, Marco Brambini e Francesco Fabbri, giovanissimo interprete alla sua prima esperienza. A loro si sono aggiunti anche Marco Berta e Ciccio (Francesco Yang), due ragazzi disabili che vivono in una delle strutture della comunità Papa Giovanni XXIII – la realtà fondata da Don Oreste Benzi che ha ispirato la pellicola grazie alle sue strutture di accoglienza presenti in tutto il mondo – e che hanno preso parte al film interpretando se stessi.