A tu per tu con George Clooney, bello, bellissimo, anzi impossibile

(di Silvia Gambirasi) «Io futuro presidente degli Stati Uniti? Sono solo chiacchiere, la politica è il regno del compromesso e non fa per me» A parlare così è George Clooney, il pluripremiato attore e regista statunitense, lanciato dal celebre telefilm ospedaliero E.R. Medici in prima linea. Lo abbiamo incontrato a Roma in occasione della presentazione di Catch-22, nuova serie targata Sky tratta dal romanzo antimilitarista di Joseph Heller Comma 22.

Visto dal vivo, George fa ancora la sua figura, nonostante i 58 anni compiuti: alto un metro e ottanta, sguardo magnetico, fisico asciutto, elegante ma casual, in una parola bello, bellissimo, anzi impossibile. Sì, perché la star è atterrata nella Capitale scortata dalla moglie Amal Alamuddin, avvocatessa dei diritti umani che lo ha sposato, gli ha dato i gemelli Ella e Alexander e, nei vari eventi mondani collaterali alla presentazione, non lo ha mollato di un millimetro. Dunque lasciate ogni speranza voi che entrate, care fan del fascinoso premio Oscar (per il film Syriana del 2005): nonostante le recenti voci di maretta fra i due, infatti, George è sposatissimo! Questo non gli ha impedito di sprigionare charme e galanterie con le giornaliste presenti all’incontro stampa, ammaliate dal suo carisma, che nonostante gli spot alla caffeina di un noto brand, non accenna a calare.

Mister Clooney, che ne pensa di Roma?

«La adoro, come adoro tutta l’Italia. Per la gente, le tradizioni e il cibo, magnifico. Ci torno ogni volta che posso».

Catch-22 lancia un messaggio chiaramente antimilitarista, con il protagonista che tenta di sottrarsi alla follia dei bombardamenti.

«Lui cerca di opporsi al sistema, cosa praticamente impossibile in guerra come in altre situazioni. Ciò non toglie che ci si deve provare e alla fine si tende a solidarizzare con lui e con la sua personale battaglia».

Com’è stato fare l’attore e contemporaneamente il regista della serie?

«Non semplice, quando dirigi te stesso devi stare attento a non occupare troppo spazio prevaricando i colleghi. Spero di esserci riuscito».

Lei è diventato famoso grazie al medical drama E.R. Medici in prima linea: com’è cambiato il peso delle serie tv dagli anni Novanta a oggi?

«Sono diventate sempre più importanti e vengono realizzate in modo accurato e cinematografico. Devo molto al ruolo del dottor Doug Ross e non lo dimenticherò mai. Ripenso a quei tempi con nostalgia».

Catch-22 ha previsto riprese in Sardegna, non le è venuta voglia di comprarsi una casa anche lì, dopo la villa presa a Como?

«L’Italia è tutta bella, per la Sardegna vedremo. Intanto mi godo la mia americana con la mia famiglia. In futuro si vedrà».