Giudizio universale: con Michelangelo, nella Roma del Cinquecento, immersi dentro alla Cappella Sistina

Un blocco monolitico, materia inerte, dentro la quale c’è un’anima che si agita per venire fuori. A dargli corpo, forma e vita è l’artista, che da quella fredda pietra riesce a cavare la bellezza, quella del David, capolavoro scultoreo di Michelangelo Buonarroti.

Inizia con questa immagine suggestiva il racconto di Giudizio Universale. Michelangelo and the Secrets of the Sistine Chapel, lo spettacolo immersivo sulla Cappella Sistina in scena all’Auditorium della Conciliazione di Roma che lo scorso 14 novembre ha inaugurato la stagione con una grande serata di gala alla quale hanno preso parte decine di spettatori, tra invitati vip, giornalisti e addetti ai lavori. Tra questi c’erano il regista di Perfetti sconosciuti Paolo Genovese, l’attrice Nancy Brilli, l’attore e regista Edoardo Natoli, l’attrice Elisabetta Pellini, l’attore Enrico Lo Verso, che di recente ha vestito i panni proprio del grande Buonarroti nel film biografico di Emanuele Imbucci Michelangelo infinito.

Dopo otto mesi di successo, ben trecento repliche e 195.000 spettatori, lo spettacolo ideato da Marco Balich con la consulenza scientifica dei Musei Vaticani e realizzato da Artainment Worldwide Shows ha vinto la sua scommessa e, primo caso in Italia, diventa permanente. Come ha detto orgoglioso lo stesso Balich prima dell’inizio della rappresentazione «anche Roma come Parigi e Londra ora ha il suo show residente».

Accompagnati dal caldo e profondo timbro di Pierfrancesco Favino, che presta la sua voce a Michelangelo, e deliziati dalla musica di Sting, che canta in latino un Dies Irae da brividi, viaggiamo a ritroso nel tempo, dalla Roma caotica e controversa dei nostri giorni, indietro fino a quella del Cinquecento, nella quale letteralmente ci immergiamo, per assistere alla genesi e alla realizzazione della più grande opera d’arte mai realizzata: il Giudizio Universale. Sebbene Michelangelo non si consideri un pittore, «Io sono uno scultore», precisa a papa Giulio II che gli sta commissionando l’opera, quello che riuscirà a ricreare sulla volta della Cappella Sistina sarà qualcosa di magico, unico e universale.

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Il Papa gli mostra come i suoi illustri predecessori – il Perugino, Domenico Ghirlandaio, Cosimo Rosselli, Luca Signorelli, Sandro Botticelli – hanno adornato le pareti della Cappella, ma a lui chiede qualcosa di molto più elevato e speciale, perché sa che Buonarroti è un artista geniale in grado di creare meraviglie. Michelangelo accetta e in poco più di quattro anni, dal 1508 al 1512, affresca la Sistina con centinaia di figure, molte di più dei semplici dodici apostoli che il Pontefice avrebbe voluto. Grazie a una speciale impalcatura da lui stesso costruir, Michelangelo raggiunge ogni angolo della volta, senza lasciare un centimetro di parete non dipinto. Ma non finisce qui, trent’anni dopo questa impresa, papa Clemente VII richiama l’artista a Roma per fargli completare l’opera. C’è un’ultima parete da decorare, quella dietro all’altare della Cappella Sistina. Sarà quella sulla quale Michelangelo dipingerà il Giudizio Universale, uno dei più grandi capolavori dell’arte occidentale.

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A questo viaggio nello spazio, nel tempo e nel sublime si assiste dalla propria poltrona, nel buio della sala squarciato dalle luci dei fari che illuminano la scena, in una totale immersione nell’arte, nella magia e nella bellezza.

L'Isola del cinema di Roma
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