A.N.I.M.A., le conseguenze della politica

(di Renato Marengo) Non è mistero, sia per i miei lettori che per chi mi segue, la mia doppia anima di esperto di musica e di cinema. Non parrà quindi stravagante che sia tornato a occuparmi di quel magico territorio che è l’immagine del suono. Ho accettato quindi con gioia di affiancare gli amici Rosario Montesanti e Pino Ammendola nella scelta delle musiche del loro film. Per la colonna sonora originale ho voluto dar voce alla nuova creatività di un personaggio articolato come Alberto Pizzo, virtuoso del pianoforte e straordinario compositore. Mentre per le musiche non originali mi sono rivolto agli amici della PFM, che hanno aderito con passione. Ma facciamo un passo indietro, così sarà più chiaro ai lettori di queste pagine il perché.

A.N.I.M.A.: questo è il film di Ammendola e Montesanti, che già dal titolo è tutto un programma. Sì, perché A.N.I.M.A. è l’acronimo di Atassia Neuro Ipofisaria Monolaterale Acuta, ovvero  quello che capita ad Anio Modòr, stereotipo del politico senza scrupoli di ieri, di oggi e di domani, il quale un giorno cade in un coma profondo. Una commedia drammatica, insomma, nello stile della grande tradizione “all’italiana”. Nel cast, oltre allo stesso Ammendola nei panni di Modòr, ci sono, tra gli altri, Adolfo Margiotta, Massimo Olcese, Andrea Roncato, Franco Oppini, Maria Letizia Gorga e Mino Caprio. Il soggetto è firmato da Montesanti ed Emilia Bianchi. Tra le musiche di questo lavoro distopico e surreale c’è anche Impressioni di settembre, un celebre brano della PFM che firma anche, con La lezione, la title track finale.

Come nasce l’idea del film?

RM: «Da una domanda: se i politici si chiedessero se un inferno di qualsiasi tipo fosse realtà concreta farebbero le stesse scelte?».

Pino, perché hai deciso di girare questa pellicola?

PA: «Quando l’amico e compagno di lavoro Montesanti mi ha proposto questo soggetto, mi sono sentito subito coinvolto in un’idea di cinema “utile” come lo definiva Scola, un cinema popolare e allo stesso tempo etico. Così ci siamo lanciati in un lungo e faticoso lavoro di sceneggiatura».

Rosario, secondo te cosa c’è di diverso nel vostro film che lo distingue dal panorama attuale?

RM: «Che parte, come diceva Pino, dalla necessità di tornare a un cinema che, sia pure in chiave di commedia, faccia pensare e discutere. Un cinema che ha le sue origini in Zavattini, che alla commedia associava non solo contenuti importanti e tante verità, ma anche atmosfere surreali e fiabesche. Basti ricordare Il giudizio universale di De Sica».

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Montesanti ha detto che il film è nato da una domanda. Tu Pino hai trovato una risposta?

PA: «Il protagonista è un politico convinto di essere una persona eticamente ineccepibile, ma non ha messo in conto le conseguenze delle proprie azioni e sarà costretto a pentirsene amaramente. Per interpretare un personaggio così, più che cercare risposte, ho dovuto trovare ulteriori domande».

Quali sono state le difficoltà della realizzazione del film?

RM: «Esprimere il racconto su più livelli: la realtà, il surreale e la coscienza interiore. Dover creare ambientazioni, movimenti di macchina e soluzioni fotografiche per poter esprimere il tutto al meglio, tornando con la memoria allo stile di lavoro di illustri autori del passato».

Pino, com’è fare la regia in due senza essere fratelli?

PA: «Bisogna essere amici fraterni e credere nel dialogo. La cosa bella è che con Rosario abbiamo spesso opinioni differenti, ma obiettivi comuni. In questo lavoro siamo riusciti a unire e mettere a frutto le nostre competenze. Mentre Rosario curava l’organizzazione del set e la tecnica di ripresa, io preparavo gli attori dal punto di vista recitativo. Ed è stato un lavoro esaltante che ha coinvolto più di quaranta straordinari professionisti che hanno creduto fortemente nel progetto».

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Quale è stato il peso della musica nel vostro film?

PA e RM: «Dino Risi diceva che in un film la musica non deve essere né bella né brutta, ma giusta. Nel nostro film la musica è sempre giusta nel momento giusto. Abbiamo avuto il privilegio di poter utilizzare un brano storico della PFM a cui siamo affezionati e le musiche originali di Alberto Pizzo sono state fondamentali nella recitazione».

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