Ogni giorno, quando l’amore è un incontro di anime

(di Claudia D’Agnone) Ogni giorno, nelle sale dal 14 giugno, è una pellicola tratta dall’omonimo romanzo bestseller di David Levithan che racconta un surreale amore adolescenziale.

Rihannon (Angourie Rice), la protagonista del film, ha 16 anni, una famiglia complicata e una gran voglia di normalità. Questa la trova a scuola, dove è una ragazza come tante, che si divide tra gli amici e Justin (Justice Smith), il suo ragazzo. La storia parte proprio dalla sua relazione complicata con il fidanzato, un ragazzo che tende a trascurarla e darla per scontata, che una mattina risulta, invece, stranamente gentile e pieno di premure. Stupita dalle sue attenzioni, Rihannon lo convince a marinare la scuola per trascorrere con lei quello che sarà uno dei giorni migliori della sua vita, sulle spiagge di Baltimora. Il giorno seguente, però, Rihannon si rende conto che Justin è tornato quello di prima e che non ricorda assolutamente nulla di tutte le confidenze di lei sull’esaurimento nervoso del padre e le difficoltà della sua famiglia. Nei giorni seguenti la situazione si ripeterà con un altro ragazzo, da cui si sentirà attratta e compresa, che però, anche stavolta, non avrà ricordi nitidi della serata trascorsa con lei. La confusione di Rihannon aumenta fino a quando non si presenta a lei una ragazza, Meghan, che le svela di essere posseduta da A, l’identità di cui Rihannon continua a invaghirsi che si sveglia ogni giorno in un corpo nuovo. Se all’inizio la protagonista è incredula, le prove fornite dallo spirito, che giungono ogni giorno da un corpo diverso, la convincono a intraprende una storia d’amore sui generis in cui ogni giorno il suo partner avrà un nuovo corpo, di ragazzo o ragazza, e che lei riconoscerà comunque dagli occhi, proverbialmente specchio dell’anima.

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Il lavoro più difficile di questo film è stato, senza dubbio, quello su A, interpretato da sedici attori diversi, che deve mantenere una sua unicità emotiva, ma anche calarsi nei panni delle persone di cui possiede il corpo e con cui, in quel momento, condivide i ricordi. La percezione fisica di A viene totalmente meno e anche lo spettatore si ritrova a cercarlo nei volti dei ragazzi presenti sullo schermo, involontariamente coinvolto nel risvolto sociologico della trama, che punta ostentatamente a sottolineare la predominanza dell’anima sul corpo, un assunto che sembra banale, ma che è importante da ricordare soprattutto agli adolescenti nativi social, che si confrontano quotidianamente con un’impossibile ricerca della perfezione.

Il film parla di una storia d’amore quindi, ma anche dell’importanza di curare il proprio io interiore prima dell’esteriorità e lo fa rivolgendosi proprio agli adolescenti, individui ancora in via di definizione, ma risulta adatto anche ai genitori, che per età sono più portati a rendere granitici i loro preconcetti, per ricordarsi che l’amore è un sentimento che valica la razza, il sesso, qualsiasi tipo di estrinsecazione fisica e che a volte cambiare ogni giorno, liberarci delle sovrastrutture e di tutto il mondo noto, può aiutarci a vedere la verità.

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