Le guerre horrende, una favola nera per raccontare i conflitti “grandi e straordinari”

Dagli autori di Ritual, Giulia Brazzale e Luca Immesi, una storia di amori, ricordi, lutti e battaglie, sullo sfondo di una radura fuori dal tempo che diventa luogo di dolore e catarsi.

Un carrozzone da circo ai piedi di una collina e due stravaganti personaggi. Il Capitano, bizzarro reduce del primo e del secondo conflitto mondiale (o forse di tutte le guerre del mondo), e il suo Scudiero, una ragazza che non sa di essere tale, vivono in questa radura fuori dal tempo mettendo in scena una virtuale rappresentazione della guerra. Come pubblico hanno solo animali e insetti immaginari. Un giorno, mentre il Capitano e il suo fido aiutante, stanno raccontando l’ennesima improbabile battaglia tra mosche e formiche, piove dal cielo un giovane paracadutista ferito e smemorato. Il Soldato si unisce alla strana coppia formando un triangolo che, tra sogno e memoria, tensioni e colpi di scena, ripercorre idealmente l’orrore di tutti i conflitti.

Le guerre horrende, questo il titolo del film di Giulia Brazzale e Luca Immesi liberamente ispirato alla piéce teatrale di Pino Costalunga, è il secondo lungometraggio della coppia di registi veneti, dopo Ritual – Una storia psicomagica, in cui compariva anche lo scrittore e regista cileno Alejandro Jodorowsky.

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«Il titolo – spiegano i registi – prende spunto da una frase di Niccolò Machiavelli riferita alle Grandi guerre d’Italia, ove “horrendo” va considerato in un senso etimologico più ampio. Per “horrende” il filosofo e scrittore fiorentino intendeva infatti grandi, straordinarie».

Dopo un inizio teatrale e surreale, il film diventa man mano più crudo e realista, sfociando in un dramma sulla guerra. «L’idea fondante del nostro film – concludono Brazzale e Immesi – è che le guerre e la violenza, siano solo il frutto del personale conflitto che giace irrisolto nel microcosmo che è in ognuno di noi. No war within, no war without».   

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