Edoardo Leo: «Sono ateo, però nonna da lassù mi tiene d’occhio…»

(di Alessandra Pesaturo) Il 29 marzo sugli schermi italiani ha fatto la sua prima apparizione un nuovo credo, lo Ionismo. “Non avrai altro Dio all’infuori di te” è il paradigma della fantomatica religione, concepita ad hoc per il film Io c’è, terza regia di Alessandro Aronadio. Protagonista di questa commedia irriverente, che si avventura nel paludoso mondo dei culti e delle credenze, è Massimo Alberti, interpretato da un ispiratissimo Edoardo Leo, titolare di “Miracolo Italiano”, bed and breakfast sull’orlo del fallimento. Il giovane albergatore pur di risollevare le sorti della sua attività cerca un escamotage per non pagare le tasse. Ad aiutarlo nell’operazione saranno la sorella Margherita Buy e il filosofo, nonché ideologo dello Ionismo, Giuseppe Battiston. L’illuminazione per Massimo arriva osservando un ostello di suore che, in quanto luogo di culto, è gestito esentasse: «Massimo è un simpatico cialtrone, che non si fa nessuno scrupolo a contravvenire alle regole. È disposto a tutto pur di evadere il fisco, anche a improvvisarsi capo carismatico di una sorta di setta religiosa», racconta Leo. L’attore romano, classe 1972, non sbaglia un colpo: dal suo esordio in tv ne I ragazzi del muretto (1996) ha inanellato un successo dopo l’altro, conquistando prestigiosi premi e passando con disinvoltura dalla recitazione, alla regia, alla scrittura.

Edoardo, è stata una sfida quella di affrontare il tema religioso, argomento un po’ spinoso per una commedia brillante?

Il film lo abbiamo scritto sapendo in quale operazione ci stavamo infilando. Il tema, in effetti, è scottante, per questo ci siamo presi un po’ di tempo per concepirlo. Volevamo viaggiare sul filo dell’irriverenza, cercando di essere scorretti, ma nello stesso tempo non ridicolizzare la religione.

A cosa o chi vi siete ispirati per creare questa fede?

Abbiamo fatto un grande lavoro di ricerca, esplorato diverse derive, visionato molti documentari. Abbiamo incontrato anche Enrico Peduzzi, che dichiarandosi membro della chiesa Pastafariana (dottrina goliardica nata negli Usa, ndr), è riuscito a mettere nei suoi documenti di identità una foto in cui indossa uno scolapasta in testa.

Quali sono i principi dello Ionismo?

Intanto i comandamenti non sono ordini ma suggerimenti. Ad esempio: sarebbe meglio se non desiderassi la donna d’altri. Poi abbiamo preso un po’ qua e un po’ là tutto il meglio delle varie religioni e abbiamo “mesciato” il tutto.

Tu che rapporto hai con la fede?

Sono ateo, però scrivendo la sceneggiatura mi sono scontrato con qualcosa d’interiore, retaggio di un’educazione familiare molto religiosa.

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Una zia suora, un cugino parroco, chi ti ha insegnato i precetti del cristianesimo?

Ho dei ricordi bellissimi di mia nonna, che siccome era molto bassa la chiamavamo “Maria la Presepia”, sembrava proprio una statuina della Natività. Stava tutto il giorno con il rosario in mano e pregava in continuazione. Ogni tanto, mentre scrivevo e giravo, mi chiedevo come l’avrebbe presa se mi avesse visto in questo film. E nonostante non ci sia più, mi preoccupo lo stesso. Quando a casa mi si fulmina una lampadina penso: ecco là, è nonna che mi manda un segnale (ridacchia, ndr).

Da guru dello Ionismo la tua stima è aumentata?

L’autostima è cresciuta a dismisura, soprattutto quando ho visto il manifesto gigante con la mia immagine, che se vogliamo sottilizzare sembra più la pubblicità di un orologio, che quella di un santone.

Il tuo personaggio cerca di trasgredire le regole, a te è mai capitato?

Volevo fare l’attore, ma mi avevano bocciato all’Accademia di Arte Drammatica e al Centro Sperimentale. Allora ho scritto sul curriculum che avevo frequentato la scuola di teatro La Scaletta. Andavo ai provini con l’incubo che mi beccassero. Però adesso se visitate il sito di questa scuola c’è scritto: tra i nostri attori di maggiore successo, Edoardo Leo.

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Oltre che sul grande schermo, sei anche a teatro, che spettacolo porti in giro per l’Italia?

Sono in scena con Ti racconto una storia. Ho raccolto vent’anni di appunti, ricordi e risate, dall’inizio della mia carriera a oggi e li ho trasformati in un reading-spettacolo con le musiche di Jonis Bascir.

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