La mélodie: un commovente racconto urbano

(di Claudia D’Agnone) Il protagonista de La mélodie, Simon Daoud (Kad Merad), è un famoso violinista, disilluso e senza ingaggi, che si ritrova ad accettare un ruolo da insegnante in una scuola media di periferia. Il suo compito, all’apparenza impossibile, è quello di portare la classe a esibirsi alla Filarmonica di Parigi. Il maestro non ispira subito empatia, si sente più musicista che professore, i ragazzi, dal canto loro, sono sboccati e privi di stimoli, irritanti agli occhi di chi ha fatto della costanza e dell’impegno una ragione di vita. Progressivamente, però, il rapporto, fatto inizialmente di scontri, migliorerà, come pure l’interesse dei giovani verso la musica e ognuno di loro (maestro compreso) imparerà una lezione che va ben oltre quella dello strumento.

Insomma, abbiamo le realtà difficili dei ragazzi e il potere salvifico della musica: non ci troviamo di certo di fronte a un soggetto particolarmente originale, eppure siamo lontani dai toni allegri della commedia Sister Act, che pure partiva dagli stessi presupposti, e non c’è neanche l’ombra del messaggio potente e universale de L’attimo fuggente”; eppure La mélodie, in maniera più dimessa, arriva all’anima.

Il progetto, presentato fuori concorso alla 74esima Mostra del Cinema di Venezia, prende ispirazione da un programma di educazione musicale francese, Démos, che ha come fine quello di permettere ai bambini dei quartieri poveri di emanciparsi attraverso la musica classica, che non è più elitaria o “roba da vecchi”, ma piccolo seme di speranza. Ed è questa la chiave di lettura del film che vede alla regia un esordiente nel lungometraggio, Rachid Hami, che è anche autore della sceneggiatura, assieme a Guy Laurent e Valérie Zenatti.

La storia è semplice e così pure l’accompagnamento musicale è d’effetto e privo di fronzoli, vagamente ispirato a Bach nelle partizioni, scritte ex novo da Bruno Coulais. Anche il poema sinfonico Shéhérazade (Rimski-Korsakov), che i giovani dovranno portare in scena, non sembra scelto a caso: contemporaneo e allo stesso tempo barocco, acquista forza e vigore quasi più nelle continue prove che i ragazzi svolgono sui tetti delle banlieue, con il loro vero mondo appena più giù, che nella rappresentazione finale alla Filarmonica.

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L’intento, subito chiaro, non è quello di tirar fuori un film epico, ma una proiezione vera di un mondo reale, che viene raccontato senza retorica, con pochi dialoghi, un susseguirsi di scene lunghissime e momenti brevi che scandiscono la punteggiatura di una pellicola piena di passione e al tempo stesso semplicità, che concede a tutti il proprio posto nel mondo, anche senza un vero lieto fine.

Le scene finali al tavolo tutti insieme, genitori e figli, o l’esibizione alla Filarmonica riuscita grazie al lavoro di squadra, ci regalano un nuovo motto, così lontano rispetto al mondo della musica classica cui siamo abituati dove “solo i migliori ce la fanno”, perché qui il traguardo più importante è quello umano, la musica aiuta tutti e “nessuno va lasciato indietro, perché sono tutti fondamentali.”

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La mélodie esce nelle sale cinematografiche il 5 aprile.

L'Isola del cinema di Roma
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