Eterno femminile: nelle pieghe emotive del femminismo

(di Claudia D’Agnone) Presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma a novembre 2017, uscirà nelle sale italiane l’8 marzo il biopic “Los Adioses”, distribuito da Ahora! FILM.

Divenuto in Italia “Eterno femminile”, il film narra la storia privata di Rosario Castellanos, simbolo altamente riconosciuto della letteratura messicana, ricordata, oltre che per il valore della sua eredità letteraria anche come figura chiave del movimento femminista latinoamericano.

La pellicola, diretta da Natalia Beristain, indaga sulla sfera emotiva della protagonista, che è unico e vero filo conduttore di una narrazione che si snoda tra passato e presente senza soluzione di continuità, mostrandoci in contemporanea una Rosario studentessa insofferente nei confronti di una società maschilista e la sua versione matura, quella dietro la macchina da scrivere, indagatrice dell’animo femminile relegato ai margini della vita pubblica.

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Ed è in questi margini che ci viene spesso mostrata, in casa, una soluzione evocativa della condizione femminile che la regista sfrutta al meglio, talvolta sottolineando gli spazi ristretti rispetto alle idee (per esempio stanze invase dai libri) altre soffermandosi sul volto della protagonista, un’eccellente Karina Gidi, specchio di tutti i suoi conflitti interiori.

La vera e propria battaglia dei sessi, la Castellanos la incomincia nella sua vita privata, con il marito, l’ideologo marxista Ricardo Guerra (Daniel Giménez-Cacho), conosciuto tra i banchi universitari e padre del suo bambino. La passione giovanile tra i due lascia spazio alle crepe nel rapporto adulto, quando la volontà di Rosario di combattere i rapporti di potere culturalmente istituiti si scontra con il pensiero conservatore del marito, rappresentante della società maschilista che le impedisce di poter conciliare i suoi ruoli di professoressa universitaria, scrittrice, moglie e madre.

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Le citazioni delle opere della Castellanos, mai forzate, ci aiutano a entrare nel suo tumultuoso conflitto interiore, a capire il suo desiderio di autodeterminazione, la voglia d’indipendenza, la capacità di poter essere donne, madri, mogli, lavoratrici. Un tema che, a più di quarant’anni dalla sua tragica morte (morì nel 1974 per un incidente domestico, ancora una volta intrappolata tra le mura della sua casa) tiene ancora banco non solo in Messico, ma in tutto il mondo e che spesso diviene baluardo nelle campagne elettorali. Lontano, però, dall’avere un intento politico, il film ha una connotazione emotiva prevalente, lascia spesso spazio alle immagini, frutto di una sapiente regia, che consente allo spettatore di ricercare nei silenzi la chiave dei tumulti di una donna che ha avuto il coraggio di esporsi per se stessa, in primo luogo, e per tutte le altre donne denunciando i soprusi di una realtà maschilista che le continuava a relegare ai margini, con l’unico ruolo di angelo del focolare. Sebbene nella sua vita l’essere madre si scontrerà con l’essere donna, Rosario Castellanos ha aperto uno squarcio nel velo intimidatorio della misoginia imperante.

L'Isola del cinema di Roma
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