Golpe Capitale: Ignazio Marino, il “marziano” sedotto dalla Grande bellezza di Roma

«Pur di cacciarmi mi avrebbero messo la cocaina in tasca». Con questa frase sibillina a firma Ignazio Marino e riportata sulla locandina del film Roma Golpe Capitale – nella quale campeggia anche un’immagine stilizzata dell’ex sindaco in bicicletta disegnata dall’artista sudafricano William Kentridge – viene presentato al pubblico il  documentario di Francesco Cordio in uscita il 1° febbraio 2018. Un’affermazione che la dice lunga sull’atmosfera che si respirava nei corridoi e nelle stanze del Campidoglio negli ultimi giorni di governo del “marziano”. Questo è il soprannome, affibbiatogli sin da subito, con cui viene ormai da tutti ricordato il sindaco di Roma in carica dal 12 giugno 2013 al 31 ottobre 2015, tanto che lui stesso lo ha utilizzato per dare il titolo al libro scritto a fine mandato per raccontare la sua verità. Come Il marziano a Roma di Ennio Flaiano, Marino è stato infatti un personaggio che dopo l’iniziale curiosità suscitata nella gente, si è presto ritrovato solo, malinconico e deriso, estraneo e lontano anni luce dal mondo politico-affaristico romano e quindi ineluttabilmente costretto alla resa e a tornare da dove era venuto (gli Stati Uniti).

Girato all’indomani dell’assoluzione dell’ex sindaco dall’accusa di peculato, truffa e falso nell’ambito del processo sul caso scontrini, il film, per ironia della sorte, viene distribuito invece proprio quando la sentenza di appello ha ribaltato l’assoluzione in primo grado. Ma al di là dell’aspetto meramente politico-giudiziario, Roma Golpe Capitale si propone come un documento filmico di qualità e di spessore artistico, il cui spirito indipendente si respira in ogni fotogramma. Nell’ora e quarantacinque minuti circa del montaggio finale, risultato di oltre un anno di lavoro e di moltissime ore di girato, il regista ci racconta la parabola politica (e umana) di Ignazio Marino, partendo dalla fine, ovvero dal suo ritorno a Philadelphia, città che lo ha accolto nuovamente a braccia aperte dopo che lui l’aveva lasciata all’inizio degli anni Duemila e dove oggi ha ripreso a svolgere la sua attività di chirurgo e docente presso il Thomas Jefferson University Hospital.

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Con uno sguardo vagamente nostalgico che sembra valicare l’oceano, Marino ripercorre le tappe del suo mandato, caratterizzato da eventi straordinari che avrebbero messo al tappeto anche un elefante, non ultima l’esplosione della dirompente indagine su Mafia capitale. La sua resta comunque una gestione nel segno della discontinuità se non della rottura con il passato. Alcuni esempi: la chiusura della discarica di Malagrotta, l’allontanamento dal centro storico dei camion bar, la chiusura al traffico di Via dei Fori Imperiali, l’apertura dei varchi per i bagnanti a Ostia.

Pedinato dalla macchina da presa di Cordio, Marino, in sella all’inseparabile bicicletta, attraversa la città che è stata sua per due anni, imbattendosi in numerosi cittadini riconoscenti. Le immagini che fotografano la “grande bellezza” di Roma, inframmezzate di tanto in tanto da filmati di repertorio, si alternano alle parole del protagonista e a quelle di vari testimoni autorevoli: dal magistrato Gian Carlo Caselli alla giornalista Federica Angeli, dall’ex capo di gabinetto del sindaco Roberto Tricarico, passando per i blogger Francesco Luna e Massimiliano Tonelli, fino a Lila Yawn, professore associato di Storia dell’Arte presso la John Cabot University.

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Come le acque del Delaware River che attraversa Philadelphia, sicuramente meno agitate di quelle del “biondo” Tevere, la narrazione scorre fluida, senza perdere mai di vista quel ritmo che sposta l’asse del documentario sui binari di uno stile cinematografico di più ampio respiro. Roma Golpe Capitale non è infatti un semplice documentario ma un film che fotografa la sconfitta di un sogno, l’utopia di un altro mondo possibile, ma purtroppo irraggiungibile senza cedere al compromesso.

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