Esce il nuovo libro del professore cantautore Lello Savonardo. Postfazione di Luciano Ligabue. La recensione di Renato Marengo

Dopo il successo del libro Bit Generation, Lello Savonardo, scrittore, musicista, docente presso l’Università Federico II di Napoli, dove insegna Teorie e Tecniche della comunicazione e Comunicazione e Culture giovanili presso il Dipartimento di Scienze Sociali, pubblica un altro libro a cavallo tra passioni, evoluzioni e mutamenti nelle nuove tendenze musicali e comportamenti giovanili, proseguendo sulla sua linea di studio e ricerca sullo stretto rapporto esistente tra movimenti musicali e nuovi media, tra tecnologie sempre più sofisticate di comunicazione e creatività.

Il nuovo libro Pop music, media e culture giovanili. Dalla Beat Revolution alla Bit Generation (Egea, 2017) è la naturale continuazione del precedente Bit Generation, che ho avuto il piacere di recensire e presentare in diversi incontri presso le Feltrinelli e altre prestigiose librerie in alcune città italiane come Roma, Napoli, Torino, Palermo, spesso accompagnate da performance musicali dello steso Savonardo e di altri artisti testimonial sonori di quanto scrritto nel libro.

L’ultimo lavoro del professore cantautore contiene la postfazione di Luciano Ligabue (con lui nella foto), legato da tempo da amicizia e comuni interessi socio-musicali a Savonardo

Il volume, a partire dalle principali teorie della sociologia della musica, si sofferma sul mutamento sociale, le culture giovanili, i media e la pop music, passando dalla Beat Revolution, che ha caratterizzato i movimenti artistici e culturali dagli anni Cinquanta in poi, alla Bit Generation, immersa nelle tecnologie digitali e nella software culture.

Savonardo, per entrare in prima persona nel corpo e nello spirito degli argomenti di cui tratta, grazie anche a preparazione e passione  precedenti alla sua brillante carriera universitaria, suona, canta, compone, realizza videoclip, facendosi con professionalità parte attiva della materia che da sempre prende in esame. Una vera e propria full immersion nella musica stessa da lui analizzata, per meglio comprendere le problematiche, le esigenze, gli stimoli, le priorità e i “moventi” di azioni e comportamenti dei giovani nella società contemporanea dove suoni, immagini scritti e nuovi linguaggi sono costantemente presenti e coinvolgenti, agendo in stretta sinergia tra loro.

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Savonardo parte da avvenimenti inusuali che caratterizzano fortemente gli eventi contemporanei come, ad esempio, la constatazione che il premio Nobel per la letteratura, assegnato nel 2016 al cantautore Bob Dylan «per aver creato una nuova espressione poetica nell’ambito della tradizione della grande canzone americana», pone l’accento sulla rilevanza che la popular music sta assumendo nella società contemporanea e sottolinea anche quanto i tradizionali confini tra le diverse forme artistiche siano sempre più labili: la contaminazione, di cui Savonardo fa costantemente argomento di discussione con i suoi allievi, è infatti un altro dei punti presi in esame nel libro.

«La pop music – dichiara Lello Savonardo – così come nel mondo delle arti visive la Pop Art, è strettamente connessa allo sviluppo dei media, alla cultura di massa, all’universo giovanile e ai suoi linguaggi espressivi. Le nuove generazioni si rivelano portatrici di una spinta rivoluzionaria che esplode alla fine degli anni Sessanta. Una spinta che favorisce l’emergere di una vera e propria “nuova” cultura giovanile. La musica pop/rock determina nuove tendenze ed è a sua volta influenzata dai fermenti sociali e culturali. Rappresenta la colonna sonora di intere generazioni, accompagnando non solo le diverse forme di intrattenimento ma anche l’impegno sociale, la necessità di appartenenza e l’esigenza di riconoscibilità e di protagonismo dei giovani. Il rock riflette l’universo giovanile, nei suoi riti e miti, oltre a rappresentare un significativo strumento di socializzazione e di aggregazione. La cultura «popular» esprime il terreno su cui si svolgono le trasformazioni. La pop music non è mai immobile ma sempre in movimento».

Un libro che attraversa un ampio periodo della nostra più recente storia, partendo proprio dal fenomeno che negli anni ’60 la Beat Generation tanto scalpore ma pure tante novità aveva alimentato. La musica resta il fil rouge del racconto su evoluzione e mutazione dei comportamenti giovanili. Il libro prima descrive poi cerca di mettere in fila avvenimenti, problematiche, cause, effetti e ricerca di sinergie e di crescita.

È importante sottolineare che Lello Savonardo, oltre a essere stimolato dalle sue esperienze e conoscenze delle cose di cui tratta, che lo portano costantemente a sdoppiarsi nelle sue identità di professore  e di cantautore rock, convivendoci, affianca, alterna alle ore di insegnamento in cattedra ulteriori esperiemze dirette con gli allievi con la realizzazione di una vera radio (F2 Radio Lab , molto ascoltata in tutta la Campania) dove tanti giovani, da lui guidati, imparano a intervistare, a trasmettere musica, a registrarla, un impagabile lavoro sul campo che grazie anche al Osservatorio Giovani di cui Savonrdo è Coordinatore, è di grande sostegno a tante iniziative anche dell’amministrzione cittadina che lo rendono punta di diamante di una Napoli che cambia e che suscita sempre più attenzione nel mondo.

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Qualche anno fa, era il 2003, ho avuto il piacere nella mia Enciclopedia del pop e del rock napoletano, edita da Rai Eri, di ospitare un ampio capitolo di un giovanissimo Savonardo sulle nuove tendenze e movimenti giovanili di Napoli, uno dei primi scritti sul rap e sui poeti urbani napoletani: “99 Posse – l’Hipfolkrap e la parola come arma impropria”. A questi temi Savonardo ha dedicato alcune pagine di questo suo nuovo libro collegandoli al fenomeno del Napule’s Power .

“..la canzone è emozione in movimento, e quindi doppiamente inafferrabile, perché l’esecuzione dal vivo la rinnova e modifica ogni volta (…) Una canzone è sempre il risultato dell’incontro fra la penna (o il piano o la chitarra) di chi la scrive, la voce di chi la canta e l’orecchio di chi l’ascolta…” (dalla postfazione di Luciano Ligabue).

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