Schermi di guerra: dentro la battaglia di Dunkirk

I film bellici tornano protagonisti nelle sale. Da Hacksaw Ridge e USS Indianapolis fino a Dunkirk è soprattutto il secondo conflitto mondiale ad avere una nuova vita cinematografica.

Da qualche mese sugli schermi c’è stato un importante ritorno di fiamma del cinema bellico. Con una particolarità: la guerra rivisitata non è più, come negli anni ‘70 e ‘80, quella vietnamita, e nei decenni successivi quella del Golfo e dintorni. A tornare in auge, proprio in tempi in cui i venti di guerra continuano a spirare minacciosamente, è l’ultimo grande conflitto (1939-1945).

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Il primo a riproporre i drammatici eventi della Seconda guerra mondiale è stato Mel Gibson, l’inverno scorso, con La battaglia di Hacksaw Ridge, la vera storia di Desmond Doss, il primo obiettore di coscienza dell’esercito Usa che ricevette la medaglia d’onore per aver salvato 75 soldati durante un sanguinoso scontro con i giapponesi.

È ambientato sul fronte Pacifico anche USS Indianapolis di Mario Van Peebles, uscito quest’estate. Racconta la storia dell’incrociatore della marina americana, che nel luglio 1945 venne affondato dai sommergibili nipponici mentre trasportava una delle bombe atomiche destinate a Hiroshima. Vista la segretezza della missione l’equipaggio venne abbandonato cinque giorni nell’oceano tra gli squali.

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Ma è Dunkirk di Christopher Nolan, in uscita il 31 agosto e tra l’altro proiettato in anteprima a Venezia, il nuovo capolavoro del genere bellico. Come Salvate il soldato Ryan di Spielberg, il film del regista di Inception ci porta “dentro” la guerra. I colpi di mortaio, le fucilate, le raffiche di mitra, il gelo, la sabbia, le onde sono intorno a noi, sopra, sotto, accanto. In poco meno di due ore intensissime riviviamo da vicino la battaglia di Dunkerque, un episodio eroico all’alba del secondo conflitto mondiale: l’evacuazione di 400.000 soldati britannici schiacciati dall’offensiva tedesca sulle spiagge di fronte alla Manica. Sotto una pioggia di bombe e col mare in tempesta, lasciare il continente è quasi impossibile. Ma centinaia d’imbarcazioni civili, a rischio della vita, partono dalle coste inglesi per trarre in salvo il proprio esercito. Alla fine oltre 300.000 uomini riusciranno a tornare a casa.

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