TFF 34. Genitori, figli, coppie: le mille famiglie del Torino Film Fest

Anche quest’anno, Cinecorriere ha avuto il suo assaggio di Torino Film Festival, assaporandone, ancora una volta, la varietà e la ricercatezza del gusto, con qualche concessione ai generi.

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È una screwball comedy demenziale, ad esempio, La loi de la jungle, presentato come “la commedia dell’anno”. In realtà, il film di Antonin Peretjatko mette in campo un tipo di comicità che pesca a piene mani dallo stile fracassone dei fratelli Zucker.

Di tutt’altro spessore sono un paio di documentari visti quest’anno: Ab Urbe Coacta di Mauro Ruvolo e Spectres Are Haunting Europe di Maria Kourkouta e Niki Giannari. Il primo è il racconto della vita di Mauro Bonanni, sfasciacarrozze romano di mezza età con alle spalle un vissuto intenso e davanti a sé un futuro incerto; il secondo ci porta tra i profughi di Idomeni, nei giorni in cui questi cercavano di passare il confine tra Grecia e Macedonia. Due storie diverse ma entrambe drammatiche, narrate con stili documentari agli antipodi: un avvolgente primissimo piano in Ab Urbe Coacta, un distaccato pudore nel secondo caso.     

Volendo cercare, invece, un filo conduttore tra i film visti, il tema che ricorre è il rapporto genitori-figli.

Una famiglia che non si dimentica è quella di Ilegitim del rumeno Adrian Sitaru. Un padre di quattro figli adulti nasconde un segreto nel suo passato. Quando questo viene a galla, si scatena una serie di reazioni violente, ma altri segreti, ben più sconvolgenti, stanno per emergere.

Stanno per diventare una famiglia i sedicenni Samuele e Alice nel film di Andrea Molaioli Slam – Tutto per una ragazza. Lui è figlio di una donna divenuta madre a quell’età e pare proprio che la “maledizione” si trasmetta per via genetica.

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Alcune famiglie, invece possono far danni irreparabili sui figli, come nel caso della giovane artista di Antiporno, i cui traumi infantili l’hanno trasformata in una scrittrice ossessionata dall’idea di diventare attrice porno. Qui però siamo dalle parti della follia visionaria del giapponese Sion Sono e il film prende tutta un’altra deriva.

Come del resto accade nello scatenato Yoga Hosers di Kevin Smith, dove due quindicenni, con genitori latitanti o inetti, vivono un’adolescenza irrequieta e sopra le righe intorno a un minimarket della profonda provincia canadese, tra satanisti dilettanti, profili social e mininazisti a forma di wurstel.

Anche l’argentino Los decentes di Lukas Valenta Rinner (nella foto) mostra una madre fin troppo esigente nei confronti del figlio tennista, emblema di un mondo borghese malato che si scontra con l’integralismo militante e a sua volta pieno di contraddizioni della comunità naturista del giardino accanto.

Sarebbe una famiglia come tante quella di Isabelle Huppert in L’avenir di Mia Hansen-Love. Lei e il marito insegnanti a Parigi, i figli cresciuti e ormai indipendenti, un’anziana madre sempre in preda a crisi di panico. Ma bene o male è tutto nella norma. Finché un bel giorno i pezzi cominciano a cadere e intorno alla protagonista si fa il vuoto. È la fine o un nuovo futuro?

Al matrimonio la giovane protagonista di Lady Macbeth, regia di William Oldroyd, ci è stata costretta. Siamo nell’Inghilterra del”800 e sposarsi per amore era raro. Katherine, però, non ci sta e pian piano riesce a sovvertire l’ordine all’interno della casa in cui vive col marito impotente e l’anziano suocero che vorrebbe un erede, portandosi a letto uno stalliere. I sacrifici da fare però saranno molti e inaspettati, per un inusuale noir in costume, austero e violento allo stesso tempo.

Anche l’amore tra il cuoco russo e la giovane greca di Out of Love, pellicola olandese diretta da Paloma Aguilera Valdebenito è violento, tormentato, impossibile. Emozioni, sentimenti, sofferenze, dolori, scontri e riappacificazioni, partenze e ritorni: tutto passa attraverso le espressioni dei due volti. La loro storia è destinata alla reciproca distruzione, ma l’agonia dei sentimenti sarà lunga e lacerante.

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Con punte meno aspre, vivono una situazione simile Henry e Dianne, i due protagonisti di Between Us di Rafael Palacio Illingworth, che sono in un momento cruciale della loro vita di coppia: l’ora della svolta. Accettare il fatto che la passione di un tempo, il sesso sfrenato e la meraviglia di ogni singolo gesto sono svaniti è la cosa più difficile. Adesso davanti a loro ci sono le nozze o la fine della storia. Scelgono di sposarsi, ma sarà proprio la realtà del matrimonio a scatenare in loro reazioni inaspettate.

Between Us è il film che ha aperto la 34. edizione del TFF, il cui guest director, quest’anno era Gabriele Salvatores, dopo una cerimonia agile e a tratti commovente, soprattutto nei momenti in cui alle immagini dei film di ieri e di oggi che scorrevano sullo schermo si sovrapponeva la musica di David Bowie e i volti o le opere dei tanti artisti scomparsi nel corso di quest’anno: da Michael Cimino a Prince, da Gene Wilder ad Andrzej Wajda, da Curtis Hanson a Bud Spencer. A tutti loro è stato dedicato il Festival 2016.

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