34. TFF, l’intenso Between Us di Rafael Palacio Illingworth ha aperto le danze, dopo una cerimonia presentata da Jasmine Trinca, madrina di questa edizione del Festival

Henry e Dianne sono in un momento cruciale della loro vita di coppia. È l’ora di una svolta. Accettare il fatto che la passione di un tempo, il sesso sfrenato e la meraviglia di ogni singolo gesto sono svaniti è la cosa più difficile. Adesso davanti a loro c’è il matrimonio o la fine della storia. Il baratro, in entrambi i casi. Dipende dai punti di vista. Henry sembra pensarla proprio così: la vita borghese, la famiglia, i figli non fanno per lui. O perlomeno così crede. Quando incontra una musicista underground che gli rivela di essere una fan dei suoi film low budget, pensa che sia quello ciò che vuole. Una donna oggi, un’altra domani. Anche Dianne ha delle defaillance sentimentali. Un ricco cliente della sua società di marketing l’affascina e inizia a flirtare con lui. Ma la psicologia femminile è molto più complessa di quella dei maschi, per i quali c’è solo il bianco e il nero. Dianne attraversa tutte le sfumature di colore degli stati d’animo, che le danno sofferenza perché non sa esattamente cosa vuole da se stessa, da Henry, da un altro uomo. Però soffre, questa è una certezza. Quando tutto farebbe pensare a una lenta, inesorabile separazione, Henry e Dianne decidono di sposarsi. E sarà proprio la realtà del matrimonio a scatenare in loro reazioni inaspettate.

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In costante equilibrio tra commedia e dramma, la pellicola dello statunitense Rafael Palacio Illingworth è una riflessione dal carattere universale sull’amore e la coppia, che coinvolge come un thriller dei sentimenti. Un lavoro che ricorda il miglior Cassavetes e che non perde quel sapore acerbo ma vero del cinema indipendente.

Il film ha aperto la 34. edizione del Torino Film Festival, introdotto dalla madrina della manifestazione, Jasmine Trinca, insieme con la direttrice artistica della rassegna, Emanuela Martini, che ha invitato sul palco anche il guest director di quest’anno, Gabriele Salvatores. Una cerimonia agile e a tratti commovente, soprattutto nei momenti in cui alle immagini dei film di ieri e di oggi che scorrevano sullo schermo si sovrapponeva la musica di David Bowie e i volti o le opere dei tanti artisti scomparsi nel corso di quest’anno: da Michael Cimino a Prince, da Gene Wilder ad Andrzej Wajda, da Curtis Hanson a Bud Spencer. A tutti loro è dedicato il Festival 2016.

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