Samuela Sardo: «Mi piacerebbe girare un film con Ozpetek»

Ha debuttato giovanissima a teatro in “Casa di bambola”, quindi cinema e tanta tv seriale: “Un posto al sole”, “Incantesimo”, “Don Matteo”, solo per citare qualcuna delle fiction alle quali ha preso parte. Poi Samuela Sardo (foto © Gianmarco Chieregato), bellissima attrice romana, classe 1977, si era allontanata per un po’ dalle scene, ma il motivo era più che valido: il matrimonio nel 2011 con il regista Massimo Romeo Piparo, direttore artistico del Teatro Sistina di Roma, e la nascita della loro figlia Ludovica, che ora ha tre anni e mezzo. Adesso questa bellezza mediterranea con una cascata di riccioli neri ha deciso di tornare sotto i riflettori con una pellicola che affronta un tema spinoso con i toni della commedia: “Attesa e cambiamenti”.

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Samuela, raccontaci il tuo ruolo.

Il film racconta la storia di due coppie alle prese con problemi e scombussolamenti quando si inizia a parlare di gravidanza. Una è la classica coppia etero, l’altra, di cui sono una metà, è omosessuale. Interpreto Anna e con la mia compagna Tina, che è Roberta Giarrusso (assieme a lei, con i capelli corti, nella foto), decidiamo di allargare la famiglia e iniziamo a cercare i donatori all’estero. Infatti qui in Italia non è possibile avere il seme da un anonimo, mentre a Barcellona, in Spagna, ci sono dei siti dove puoi scegliere addirittura se lo vuoi biondo, con gli occhi azzurri o verdi e via dicendo.

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Come va a finire?

Con una grossa spesa e una nulla di fatto, allora cercano donatori nel giro dei loro amici, per quanto piuttosto improbabili. Da qui scaturisce una serie di situazioni divertenti.

È un tema di attualità!

Già, eppure è stato scritto più di tre anni fa, ma si trattava di un film a basso costo e il progetto è stato rimandato.

Perché hai scelto un ruolo così controverso?

Mi piaceva trattare temi importanti con il tono della commedia. Inoltre mi ha colpito il personaggio, così distante dai miei. Recitare nei panni di una donna che ama un’altra donna è stata una sfida, ma il bello di questo lavoro è proprio avere la possibilità di vivere in scena altre vite. Fare un personaggio che rifletta troppo la mia mi sembra poco stimolante.

Ma tu pensi che sia giusto volere un figlio a tutti i costi?

Il film affronta la questione, ma senza dare troppe indicazioni, lascia lo spettatore libero di scegliere. Fotografa la realtà di una coppia omosessuale, sta a chi vede farsi un’idea in proposito.

Ti sei ispirata a qualcuno?

Il regista me lo aveva chiesto, ma in realtà no, ho tanti amici gay maschi, lesbiche nessuna. Girandolo ho intravisto meglio un mondo che non conoscevo affatto e ho capito che è tutta una questione di libertà. Mi sono detta, che c’è di male? Le protagoniste vogliono amare ed essere felici, le stesse motivazioni di tutte le coppie.

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Oltre al film cos’hai in ballo?

Prendo parte a “Domenica mattina è sempre… il Sistina”, rassegna curata da Federico Alessi dal titolo “Narrare… il Teatro, Raccontare… il Cinema”: oltre trenta appuntamenti con le letture di adattamenti teatrali tratti da romanzi e film che si svolgeranno la domenica mattina nel foyer del teatro, con brunch finale.

Hai ripreso alla grande.

Effettivamente a lavorare ci ho ripreso gusto, volevo stare accanto a mia figlia nei primissimi anni, sono contenta di averlo fatto perché avrei lavorato nel modo sbagliato, con la testa da un’altra parte, con i sensi di colpa.

Tra gli spettacoli di tuo marito Massimo al Sistina, quale ti intriga di più?

Forse “Evita” (presto in scena con Malika Ayane protagonista, ndr). Non ho visto le prove, è una sorpresa, ma il personaggio è unico, una vera donna protagonista che parte dallo spettacolo, cade, si riscatta, sposa Peron, diventa un’icona storica. È il ruolo femminile che ha fatto più clamore.

Da quali registi ti piacerebbe essere diretta?

Certo, Sorrentino se mi chiama, va bene, però, rimanga tra noi, mi piacerebbe molto girare con Özpetek. E fra gli stranieri con Almodovar.

Ti imbruttiresti per un ruolo?

Come no, mi avevano chiamato per fare il provino della versione italiana, poi credo sfumata, di “Ugly Betty”, ma nel ruolo della direttrice bella di lei. Beh, io invece avrei preferito fare proprio Betty, che in fondo non è così Ugly, alla fine sono andata al provino con gli occhiali, mi ero fatta i baffi, non vi dico. Del resto lo ha fatto anche Charlize Theron, perché io no?

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