Arte visiva, architettura, composizione: a Villa Massimo gli Open Studios dei borsisti dell’Accademia Tedesca

La prima tappa dell’anno accademico dell’Accademia Tedesca parte dagli Open Studios. L’appuntamento è a Villa Massimo, dove, lungo il Viale degli Artisti, i borsisti in residenza per il 2016 apriranno per la prima volta gli atelier al pubblico e consentiranno un primo sguardo del loro lavoro che hanno portato con sé dalla Germania. gorangnaudschun-da-alexanderplatz_2010-2014_optimized

Vi presentiamo brevemente i loro progetti:

Arte Visiva
Nell’installazione-performance Mikrokosmos Nezaket Ekici, in prima assoluta, coniuga i ricordi della sua vita attuale a Roma con l’infanzia in Turchia, quando con i suoi parenti metteva la pasta fresca tagliata a pezzetti ad asciugare al sole in terrazza. Nella performance l’artista crea un percorso spargendo la pasta che spezzetta con le mani su un lungo tappeto nero steso nello studio. Viene a formarsi un sentiero giallo in cui appaiono svariati motivi e forme casuali. Si crea così un cammino che porta dall’infanzia turca dell’artista al presente a Roma.
Göran Gnaudschun espone due lavori fotografici. Del primo lavoro, Alexanderplatz (2010 – 2014), si vedono ritratti che rappresentano giovani senzatetto, punk, bevitori, drogati ed esibizionisti. L’attuale lavoro, Wüstungen [insediamenti rasi al suolo], tratta invece delle località rase al suolo tra il 1952 e il 1988, al confine tra la DDR e la Germania occidentale, per avere un libero campo di tiro o maggiore sorveglianza contro i tentativi di fuga.
Adnan Softić presenta attraverso film e fotografie una parte della mostra Eine bessere Geschichte – Nr. 2 [Una storia migliore – nr. 2], che a sua volta è parte di una serie di lavori sulle tendenze attuali dell’architettura: produzioni di utopie, costruzione/creazione di storia (dei Balcani e dell’Europa) e del loro ruolo all’interno della storia nazionale. L’attenzione dell’artista si concentra su un grande cantiere a Skopje. Inoltre, Softić mostra lavori appartenenti ad un altro ciclo sul fenomeno dell’esilio.
Architettura:
Anna Kubelík è un architetto che lavora con installazioni performative e cinetiche con temi musicali-scientifici. Durante gli Open Studios presenta un suo nuovo studio work in progress sull’acqua, in specifico sulla presenza dell’acqua a Roma. Inoltre, espone un grande modello ligneo, che a sua volta è uno studio per un lavoro più grande intitolato Evertable Space.
Composizione:
Torsten Herrmann presenta il brano Vier Inventionen [Quattro invenzioni] per violoncello solo (2002-2003) interpretato dalla violoncellista Heike Schuch. Lisa Streich propone al pubblico romano la composizione Existenser per pianoforte ed elettronica, interpretato dal pianista Christoph Stöber. Attraverso il suo lavoro work in progress ZUCKER for motorized ensemble invita le persone a improvvisare su tre strumenti motorizzati, messi a disposizione degli ospiti: un violino e una chitarra che pendono dal soffitto e un pianoforte. Inoltre, sarà possibile ascoltare altre sue composizioni attraverso una stazione audio.

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Heike Geißler legge da Saisonarbeit [lavoro stagionale], un romanzo tra il reportage e il saggio, che ripercorre il periodo in cui la scrittrice lavorava presso Amazon durante il natale del 2010.
Nina Jäckle mostra la sua video-installazione VM1, un lavoro work in progress incominciato a Villa Massimo, e legge dal romanzo Der lange Atem [Il lungo respiro, 2014].
Hartmut Lange legge Die Heiterkeit des Todes [la gioia della morte] dalla raccolta Gesammelte Novellen del 1984. Le tre letture sono in lingua tedesca e italiana e la versione italiana viene letta da Lorenzo Profita.
Arti pratiche: I due registi Susann Schimk e Iain Dilthey proiettano in lingua tedesca due film. Das Verlangen [Il desiderio, 2002 – 94’], film di Iain Dilthey, vincitore di vari premi, fra cui del Pardo d’oro, il principale premio del Festival internazionale del film di Locarno. Il documentario 7 Brüder [7 fratelli, 2003, 84’] di Sebastian Winkels è anche vincitore di vari premi ed è stato prodotto da credo:film, casa di produzione fondata da Susann Schimk insieme a Jörg Trentmann.

 

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