Addio a Gene Wilder, il più grande dottor Frankenstein della storia del cinema… anzi Frankenstin

All’età di 83 anni un altro grande della storia del cinema se ne è andato. È Gene Wilder, sceneggiatore, regista e soprattutto attore che ha legato il suo nome al cinema di Mel Brooks.

Iniziata nel 1968 con “Per favore, non toccate le vecchiette”, seguita sei anni dopo da “Mezzogiorno e mezzo di fuoco”, la collaborazione fra i due ha raggiunto l’apice del successo e della popolarità, sempre nel 1974, con il capolavoro della comicità mondiale “Frankenstein Junior”, nato proprio da un’idea di Wilder, autore anche della sceneggiatura.

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Nel film campione d’incassi, lo stralunato Gene è il giovane medico Frederick Frankenstein, nipote del famoso dottor Victor von Frankenstein, che per distinguersi dal nonno, preferisce farsi chiamare Frankenstin. Un film e un personaggio che hanno fatto epoca (come quello dell’assistente di Frederick, Igor, interpretato dall’altrettanto compianto Marty Feldman), tanto che l’American Film Institute

lo ha inserito al tredicesimo posto nella classifica delle migliori cento commedie americane di tutti i tempi.

Durante le riprese di “Frankenstein Junior”, Wilder ha l’idea di una commedia romantica con protagonista il fratello di Sherlock Holmes, nasce così “Il fratello più furbo di Sherlock Holmes”, suo esordio come regista. Seguito da “Il più grande amatore del mondo”, seconda prova dietro alla macchina da presa.

Risale al 1976 invece la nascita della coppia comica con Richard Pryor per il film “Wagons-lits con omicidi”. I due reciteranno insieme anche in “Nessuno ci può fermare”.

Il terzo film da regista, “La signora in rosso” ottiene un grande successo di pubblico e lancia la carriera di Kelly LeBrock. La quarta e ultima regia, “Luna di miele stregata”, invece, non ha altrettanta fortuna al botteghino. Nel frattempo Wilder torna a far coppia con Pryor per “Non guardarmi: non ti sento”, ultimo grande successo commerciale dei due. L‘ultimo film con Pryor è “Non dirmelo… non ci credo”, del 1991, che è anche l’ultima pellicola del grande Gene.

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