Colin Trevorrow: «Dopo Jurassic World vi stupirò con gli effetti speciali di Star Wars IX»

A tu per tu con il regista americano che dal cinema indie è passato ai blockbuster di Spielberg e Lucas. Senza perdere un pizzico di umiltà e voglia di sorprendere.

colin-trevorrow

Non capita tutti i giorni di trovarsi faccia a faccia con uno dei più promettenti cineasti americani. Parliamo di Colin Trevorrow, il regista del recente Jurassic World, quarto capitolo della saga firmata da Steven Spielberg, e del prossimo, si fa per dire visto che uscirà nel 2019, Star Wars episodio IX, il ciclo cult di quel genio di George Lucas. Cinecorriere lo ha incontrato a Capalbio, dove è venuto per partecipare a un workshop del Capalbio International Film Festival. Colin, persona molto carina e disponibile, che della Penisola aveva già ammirato Firenze e Lucca, si è divertito molto a vivere questa esperienza e a spendersi, in qualità di tutor, con i partecipanti: «Da filmaker quale sono – ha detto – ho trovato costruttivo, oltre che divertente confrontarmi con colleghi e neofiti».

Che effetto fa a lei, che ha esordito con il gioiellino del cinema indipendente Safety Not Guaranteed, passare al blockbuster di Spielberg e Lucas?

«Penso che da storyteller quale sono sia stato importante mettermi in gioco con il cinema di cassetta e popolare. È stata una prova stimolante e preziosa. Naturalmente mi sono avvicinato a questi mostri sacri con il massimo rispetto, ma sia in Jurassic World che prossimamente in Star Wars IX ho provato e proverò a metterci il mio tocco, a far vedere al pubblico qualcosa di nuovo».

Qualcuno in America l’ha definita “Spielberg protegé”, è un’espressione che le dà fastidio?

«Io penso a fare il mio lavoro e non bado a questo tipo di definizioni».

Ha già parlato con George Lucas per Star Wars episodio IX?

«Non posso dire nulla su questo, ma effettivamente Lucas l’ho incontrato e vi posso assicurare che già si sta lavorando… Speriamo di stupirvi con effetti speciali (ride, ndr)».

Ma almeno del film che esce ora, ovvero The Book of Henry, può dirci qualcosa?

«È una storia sul momento in cui si diventa genitori che non è quando si mettono al mondo i figli. Naomi Watts è una madre single di due ragazzini, uno dei quali, Henry, progetta un piano per proteggere una ragazzina sua vicina di casa che lui crede minacciata dal padre. Lo scrive su un libro, la madre ne viene in possesso e decide di metterlo in pratica. Dal tono leggero si passa al dramma e al thriller vero e proprio. Era un po’ una sfida, vedremo se ci sono riuscito. Ma una cosa è certa, a me le sfide, soprattutto dietro la macchina da presa, piacciono!».

Add a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Seguici sui nostri social!

Se vuoi essere sempre aggiornato puoi seguire Cinecorriere anche nei nostri social, fai click sul tuo social preferito!