Gomorra: specchio di una realtà scomoda

È da poco terminata la seconda stagione di “Gomorra”, serie ideata da Roberto Saviano, diretta da Stefano Sollima e trasmessa da Sky.

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Ambientata a Napoli, precisamente a Secondigliano, si snoda tra i vicoli e i palazzi dove la criminalità gioca le sue carte. Al centro della vicenda, la guerra tra la famiglia Savastano, capeggiata da Don Pietro, evaso da un carcere di massima sicurezza, il figlio di questi, Genny,e  gli scissionisti guidati da Ciro Di Marzio.

Non sono mancate anche stavolta polemiche e critiche sia per gli argomenti trattati che per il modo nel quale sono stati descritti. E anche attacchi agli attori che si sono macchiati di crimini orribili commessi dai personaggi da loro interpretati. Come Fabio De Caro, nella serie Malammore, il braccio destro di Don Pietro, che ha ucciso la piccola Mariarita, figlia di Ciro, in una delle scene più difficili da mandare giù.

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“Gomorra” non è la prima serie tv a parlare di camorra e di criminalità organizzata, tuttavia suscita indignazione, ma perché? Una domanda che sorge spontanea, visto che vi si racconta solo una verità, magari brutta, violenta, senza falsi pudori, certamente romanzata, ma non tanto lontana da quella che ogni giorno compare nei telegiornali nazionali. Notizie di lotta tra clan, ragazzini uccisi senza troppi rimpianti. Tutte cose che si ascoltano senza farci più nemmeno caso.

Si giudica il lessico e frasi che sono diventate un tormentone e ci si indigna anche per questo.

È vero, in questa serie manca il bene, manca l’altra faccia della medaglia che serve per stabilire le regole, per discernere il giusto dallo sbagliato. L’esempio buono per comprendere che anche nascendo in realtà difficili si può scegliere di cambiare. Ma in fondo ne abbiamo davvero bisogno?

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In America di serie del genere ce ne sono a bizzeffe, ma sono viste nella giusta prospettiva, cosa che da noi ancora manca.

I dialoghi completamente in dialetto napoletano stretto donano ulteriore veridicità, e gli attori, che qui citiamo velocemente e in piccola parte – Marco D’Amore, Salvatore Esposito, Fortunato Cerlino, Cristiana Dell’Anna – sono estremamente bravi e professionali. Intanto, che questo piaccia o no, si sta già lavorando alla terza stagione.

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